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Andrea Tomat, l’uomo che ha rilanciato Lotto

La vena imprenditoriale gli appar­tiene da sempre. Almeno fin da giovanissimo quando, figlio di un ferroviere e dunque non avendo un’azienda da ereditare, ha scel­to il percorso di studi – diploma di maturità Scientifica e successi­va laurea in Economia aziendale a Venezia con lode – che gli ha aperto le porte delle imprese che ha poi finito per rilevare con ope­razioni di management-buy-out. “Il mio sogno era realizzare un progetto in prima persona e di­ventare imprenditore”, confessa Andrea Tomat, Presidente di Lotto Sport Italia, azienda di Montebelluna in provincia di Tre­viso specializzata nelle calzature e abbigliamento tecnico per il calcio e il tennis, e Stonefly, marchio di calzature dedicate al comfort. Per realizzare il “sogno”, il manager ha “gettato il cuore oltre l’ostacolo” non appena ha avuto la possibilità di indossare i panni del capitano d’impresa. L’occasione è arrivata dopo qual­che anno che Tomat era arrivato in Lotto (il ‘vecchio’ nome dell’azien­da) e poi in Stonefly (inizialmente una divisione di Lotto, in seguito diventata un’azienda del gruppo). Una crisi della prima ha generato a cascata una serie di eventi che hanno coinvolto anche la seconda e portato Tomat a guidare il mana­gement nell’acquisto di entrambe le aziende e nel successivo rilancio dei due marchi. Ma riavvolgiamo il nastro e partiamo dall’inizio, magari dal servizio civile come vigile del fuoco, quasi che il tema del ‘salva­taggio’ fosse una vocazione innata.

Sviluppo del marchio con le sponsorizzazioni

I giocatori del Milan che vinsero la UEFA Champions League 1993-1994 indossano la maglia con lo stemma della Lotto
Conclusa l’esperienza da pompiere, Tomat entrò in una multinaziona­le Usa, facendo esperienza prima a Belluno, poi a Strasburgo e infine a Torino e a Milano. In Lotto fa la sua apparizione nel 1987: l’azienda era stata fondata nel 1973 dai fratel­li Caberlotto che anni prima aveva­no creato e guidato Caber – specia­lizzata nella produzione di scarponi da sci (il nome è la prima parte del cognome degli imprenditori) – poi ceduta nel 1974 alla americana Spalding. Inizialmente specializ­zata nella produzione di scarpe da tennis e poi in quelle da calcio, Lot­to (il nome è la seconda parte del cognome) aveva rivolto l’attenzio­ne anche al basket, alla pallavolo e all’atletica, espandendo la propria offerta sia nell’ambito performance sia nel tempo libero con un’ampia linea di prodotti. Il logo nel tempo è però restato immutato anche dopo il passaggio di proprietà: resiste la doppia losanga formata da un cam­po da tennis e uno da calcio sovrap­posti che rappresentano la passione per lo sport e i valori quali il rispet­to e il fair play che riflettono il Dna dell’azienda. Inizialmente a Tomat venne affida­to l’incarico di Licensing Manager, occupandosi delle licenze di uso del marchio; ma in Lotto si fece presto strada, arrivando a ricoprire il ruo­lo di Responsabile del Marketing: “Ricordo il compito di preparare il brand in vista del Mondiale di calcio di Italia 90”, spiega il Presidente di Lotto Sport Italia. Già da qualche anno i marchi dello sport si legava­no ai grandi personaggi dell’epo­ca. Per Lotto il primo fu il tennista australiano John Newcombe, otto volte vincitore di Wimbledon, e poi l’italiano Tonino Zugarelli, cam­pione in Coppa Davis e José Luis Clerc il grande tennista argentino, re della terra rossa. Nell’atletica la partnership è stata con Said Aouita, tra i più grandi mezzofondisti della Storia, in grado di vincere in tutte le discipline dagli 800 ai 10mila metri e di laurearsi, primo del suo Paese, campione olimpico. Ma fu proprio negli Anni 80-90, con la produzio­ne dei primi modelli di scarpe da calcio, che Lotto si legò ad atleti e squadre di primissimo livello, come il capitano della Nazionale italiana Dino Zoff e i calciatori del Milan Carlo Ancelotti, Roberto Dona­doni e Ruud Gullit, e ancora Aldo Serena e la Nazionale Olandese. Negli Anni 90, grazie allo svilup­po fuori dall’Italia già consolida­to e alla distribuzione in 60 Paesi, Lotto si affermò leader del settore dell’abbigliamento e delle calzature sportive grazie al mix tra innovazio­ne e tradizione che permettono al marchio di legarsi a professionisti come Martina Navratilova – l’uni­ca tennista al mondo ad aver vinto in tutte le specialità esistenti, tutti i tornei del Grande Slam e la WTA Championships, oltre alla Fed Cup – Boris Becker e Thomas Muster; nel calcio, invece, erano i tempi della vittoria in Champions League del Milan e del successo in finale contro il Barcellona. “L’accordo con la squadra rossonera è stato un mio grande risultato personale, ma nell’anno del trionfo ero già in Stonefly”, ricorda Tomat.

Il rilancio di Stonefly

Lo stabilimento di Lotto Italia Sport che impiega circa 275 dipendenti
Il manager, infatti, nel 1993 ven­ne scelto dai fratelli Caberlotto per guidare, nel ruolo di Amministrato­re Delegato, l’ex divisione di Lotto diventata un’azienda del gruppo focalizzata nella produzione di scarpe civili e che necessitava di un rilancio. “Subivamo la concorrenza della calzatura sportiva come tutte le scarpe casual del settore”, precisa Tomat, ricordando la decisione di “orientarsi da subito verso il mer­cato del comfort e del benessere proponendo un prodotto che fosse ideale anche da indossare in città”. L’ispirazione al manager viene da Ecco, il brand di calzature danese nato nel 1963 con l’idea che devo­no essere le scarpe a doversi adatta­re a chi le indossa e non viceversa. “Nel giro di due-tre anni abbiamo riconfigurato l’offerta e puntato sul target donna che oggi vale il 70% del nostro mercato; poi abbiamo rafforzato il marchio, puntando sul comfort grazie al know how mutua­to dall’esperienza di Lotto in ambi­to sportivo”. Riposizionato Stonefly grazie alla scelta ‘pioneristica’ – almeno nel nostro Paese – Tomat riportò i con­ti in utile triplicando le vendite. Ma proprio in quegli anni, in Lotto la situazione si fece difficile rischiando di pregiudicare lo sviluppo di Sto­nefly.  
L’intervista completa è stata pubblicata sul numero di marzo-aprile di Sviluppo&Organizzazione. Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

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Dario Colombo

Dario Colombo, laureato in Scienze della Comunicazione e Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, è caporedattore della casa editrice Este. Giornalista professionista, ha maturato esperienze lavorative all’ufficio centrale del quotidiano online Lettera43.it dove si è occupato di Economia e Politica, e nell’ufficio stampa del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.