Bianchi ridisegna il modello produttivo tramite reshoring e Lean production
Il progetto di riqualificazione nel territorio bergamasco
Oggi nello stabilimento di Treviglio, la Bianchi degli Anni 60 non c’è più. La situazione attuale è in evoluzione, come conferma la realizzazione di un progetto di riqualificazione che sta sorgendo proprio laddove un tempo c’era la catena di produzione. Nella sede bergamasca dell’azienda, Sistemi&Impresa, la rivista edita dalla casa editrice ESTE rivolta al settore manifatturiero, ha incontrato Francesco Giuliano, Chief Operating Officer (COO) di Bianchi, che prima ancora di farci sedere in un ufficio, ha voluto accompagnarci in produzione: “L’edificio vecchio è stato abbattuto e ora è in costruzione quello nuovo. Ci sono ancora i muri di quegli anni, quando l’azienda si trasferì qui da Milano. Anche il pavimento è quello originale, anche se nel 2021 è stata avviata la completa ricostruzione dello stabilimento sulle vecchie fondamenta”. L’inaugurazione dei nuovi spazi è prevista per aprile 2023: una data non casuale, visto che Bergamo, insieme con Brescia, nel 2023 è capitale della cultura e per l’azienda è un’ulteriore occasione per aprirsi ai visitatori. Bianchi a Treviglio rappresenta una sorta d’istituzione. A tal proposito, il manager racconta: “La realizzazione, del resto, è particolarmente innovativa e quindi crea anche un grande appeal per il territorio stesso”. Oltre agli spazi per la produzione, infatti, il progetto – che Sistemi&Impresa ha potuto consultare attraverso piantine, rendering e una passeggiata nel cantiere – prevede un museo aperto al pubblico e un parco ciclabile per i test dei prodotti. Il nuovo stabilimento è funzionale al potenziamento della produzione: al momento i 120 lavoratori montano circa 250 prodotti al giorno, ma l’obiettivo è produrre circa 900 biciclette al giorno grazie al lavoro di 350 persone. Inoltre, i nuovi spazi consentiranno anche un ampliamento della tipologia dei prodotti.Il reshoring per fronteggiare le sfide
Com’è noto per chi frequenta il settore delle biciclette, al momento la gran parte della produzione destinata al mercato europeo avviene in Asia. Ma a fronte degli sconvolgimenti geopolitici cui stiamo assistendo, molte aziende hanno già deciso di riportare nel Paese d’origine il lavoro delocalizzato: si tratta del fenomeno del reshoring, che va nella direzione opposta all’offshoring. La pandemia prima e la guerra tra Russia e Ucraina dopo hanno, però, complicato il rientro delle produzioni, ma hanno pure convinto i più scettici della bontà della strategia. Nel 2020 molte imprese sono state costrette a ricorrere a strategie d’urgenza per sopperire alla carenza di materiali provenienti da stabilimenti localizzati all’estero; gli effetti della guerra si sono riflessi nell’esportazione di gas e petrolio e delle materie prime, che hanno complicato le attività di numerose imprese, in particolare di quelle manifatturiere che, però, si sono anche ritrovate a dover gestire un aumento non previsto di ordini, come nel caso di Bianchi. Da qui la necessità di una rivalutazione delle Supply chain. “La diffusione del covid-19 ha generato una grande richiesta di biciclette, soprattutto elettriche”, confessa il manager. “Visto che dal 2019 avevamo già scelto di puntare sull’elettrico, abbiamo preso la decisione del reshoring anche considerando i margini di crescita in questo segmento”. Pur specificando che una parte del prodotto continuerà a essere prodotta all’estero – in particolare per la mancanza in Italia (ma pure in Europa) delle opportune competenze (“si è persa la capacità di lavorare i componenti di biciclette e, di fatto, si è spostato tutto in Oriente”) – la strategia è di riportare la produzione nel nostro Paese. “L’attività di assemblaggio è già tutta rientrata; quella vera e propria di manufatti, cioè i telai, li compriamo ancora dall’Asia. Però la produzione con il carbonio la riportiamo indietro”, puntualizza Giuliano. Il nuovo stabilimento in costruzione, infatti, è dedicato proprio alla lavorazione del carbonio, materiale su cui Bianchi, con la bicicletta Oltre, aveva già preso spazio nel mondo del ciclismo utilizzando questa fibra, che esalta l’aerodinamica e sfrutta la rigidità e la leggerezza delle biciclette. Una sfida legata al reshoring è la ricerca di fornitori più vicini a quelli in Asia, con la problematica che in Europa non è semplice trovarne. E di partner l’azienda ne avrebbe molto bisogno, soprattutto perché ha da tempo ampliato la sua offerta; oltre alle biciclette da corsa e a quelle da mountain bike, Bianchi realizza prodotti per la città – sono in uscita nuovi colori che si accostano al tradizionale celeste – in particolare l’ebike per il mercato del Nord Europa: “Olandesi e francesi hanno una cultura della bici molto forte, mentre qui è scarsa; sull’ebike, la fetta di mercato più ampia è in queste zone”, dice Giuliano. Il settore delle biciclette da corsa – che rappresenta l’altra metà del fatturato aziendale – funziona meglio proprio in Italia. “Stiamo per lanciare un nuovo prodotto”, rivela il manager. Pensata per gli atleti più esigenti e temerari, Oltre è la nuova bicicletta progettata per migliorare la direzione del flusso d’aria tramite un sistema che ottimizza l’aerodinamica e le prestazioni.
Laureata magistrale in Comunicazione, Informazione, editoria, classe di laurea in Informazione e sistemi editoriali, Federica Biffi ha seguito corsi di storytelling, scrittura, narrazione. Si occupa prevalentemente di tematiche riguardanti la sostenibilità, l’innovazione tecnologica, l’uguaglianza, l’inclusione, anche in ambito digital e social, contribuendo a divulgare contenuti per giornali e siti web. Appassionata di cinema, ha lavorato nell’ambito della comunicazione e collabora con la casa editrice ESTE in qualità di redattrice.
Bianchi, lean production, Reshoring