Skip to main content

Digitalizzare la filiera alimentare per creare una catena di fiducia

Dal profondo Nord Est, negli anni è riuscita ad avere una diffusione capillare in tutto il territorio italiano. Bofrost è il principale player italiano nella vendita a domicilio di alimenti surgelati e, in un mercato che cambia velocemente, punta a fare da apripista nell’innovazione tecnologica. Portare tecnologie e digitalizzazione nei processi può sembrare avveniristico in un settore che vive sostanzialmente offline, nel rapporto diretto tra agente e cliente. Guarda lontano però l’Amministratore Delegato dell’azienda, Gianluca Tesolin, forte anche di un Gruppo che ha le spalle larghe, con un fatturato di 238 milioni di euro e una quota di mercato del 10% nel settore dei surgelati. Una realtà che ha sede a San Vito al Tagliamento (in provincia di Pordenone) e si è ramificata nel nostro Paese con l’apertura di 52 filiali. E che negli ultimi 10 anni ha aumentato il fatturato di 77 milioni di euro. A marzo 2019, Tesolin è intervenuto come relatore all’evento FabbricaFuturo Nord Est, promosso dalla casa editrice ESTE e dalla sua rivista Sistemi&Impresa, con uno speech focalizzato sulla Blockchain e sullo sviluppo di una ‘catena di fiducia’ nel settore alimentare, destinata a portare la relazione tra azienda e cliente a un nuovo livello, ancora inesplorato. “In questo momento ci troviamo a dover rispondere alle sfide della trasformazione digitale, che non hanno portato alla ‘retail apocalypse’ che si temeva qualche tempo fa, ma hanno certamente cambiato volto al settore”, spiega Tesolin. “Il consumatore oggi richiede una customer experience di assoluta eccellenza, con prodotti e servizi incentrati sulle proprie esigenze. Il nostro obiettivo è offrire una proposta personalizzata per oltre un milione di clienti e la nostra strategia è quella di puntare su tecnologia e innovazione, senza però dimenticare il rapporto umano al fine di esaltare la relazione diretta e fidelizzante che rappresenta uno dei maggiori punti di forza di Bofrost”. Proprio nell’ottica di questo rafforzamento, è nata in seno all’azienda friulana la nuova idea di ‘catena di fiducia’, considerando anche la sempre maggiore attenzione della clientela per la qualità del prodotto. In particolare nel settore agroalimentare, per i clienti è molto importante conoscere l’origine di un alimento e il percorso che viene fatto, dal campo fino al momento in cui viene acquistato (in questo caso fin dentro la propria abitazione).

Una tecnologia che va oltre le criptovalute

L’intuizione di Bofrost parte dal protocollo Blockchain, termine che spesso viene associato solo al mondo delle criptovalute, ma che si presta a moltissime applicazioni in svariati settori. Semplificando al massimo il suo funzionamento, si tratta di una catena di blocchi le cui modifiche sono tracciate. Tuttavia, la modifica di uno di questi blocchi in un secondo momento invaliderebbe tutta la catena ed è così che viene garantita la sua sicurezza. “Utilizziamo la tecnologia per tracciare i nostri prodotti”, racconta Tesolin. “Attraverso la Blockchain, che grazie al principio di immutabilità fornisce un alto livello di sicurezza, possiamo essere certi che tutte le informazioni inserite siano sicure e quindi possano essere certificate”.
L’articolo integrale è pubblicato sul numero di giugno di Sistemi&Impresa. Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

blockchain, Bofrost, catena di fiducia, customer experience, Gianluca Tesolin