Ulisse e il canto delle sirene

Tags: As do Mar, Chiara Lupi, editoriale, sistemi&impresa, Vito Gulli

Chi ignaro approda e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli,
tornato a casa, festosi l’attorniano,
ma le Sirene con canto armonioso lo stregano,
sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri
umani marcenti; sull’ossa le carni si disfano.
Ma fuggi e tura gli orecchi ai compagni,
cera sciogliendo profumo di miele, perché nessuno di loro
lo senta: tu, invece, se ti piacesse ascoltare,
fatti legare nell’agile nave i piedi e le mani
ritto sulla scarpa dell’albero, a questo le corde ti attacchino,
sicché tu goda ascoltando la voce delle Sirene.
(Omero, Odissea, dodicesimo libro)
 

Impresa. Cosa significa? Se pensiamo al significato contrario del termine immaginiamo una cosa semplice. Ecco che ci rendiamo conto immediatamente che ‘fare impresa’ è, appunto, una cosa difficile.
Quando vogliamo significare che ci confronteremo con qualcosa di complesso, usiamo appunto l’espressione ‘è un’impresa!’. Un’espressione che porta con sé la prospettiva dell’incertezza dell’agire. L’impresa potrebbe non andare a buon fine.
Fare impresa è un po’ come partire per un viaggio senza avere certezza di quel che si incontrerà nel percorso e la disponibilità a cambiare strada, e anche mezzo di trasporto, è fondamentale. Questa premessa suggerisce di ricorrere al viaggio di Ulisse come metafora dell’imprenditoria. Una metafora non facile, ma le analogie che si possono cogliere sono molteplici. L’imprenditore italiano è costretto a vivere e lavorare nella complicazione, e questo sviluppa l’ingegno – la vera sfida, peraltro, è sviluppare l’ingegno degli altri… –.
A Milano il Piccolo Teatro ha organizzato degli incontri con imprenditori, un Viaggio nelle odissee, appunto, e con piacere ho incontrato in una di queste occasioni Vito Gulli, con il quale mi ero confrontata nel corso della tappa genovese del nostro ciclo di eventi dedicati alle risorse umane.
Vito Gulli è un imprenditore controcorrente, mentre tutti delocalizzavano lui riportava la lavorazione del pesce in Italia, a Olbia. Nel viaggio le sirene rappresentano il basso costo che attira lo stolto che non capisce, racconta Gulli.
La rilocalizzazione rappresenta il futuro e il sistema economico la deve sostenere. L’imprenditore avrà futuro solo se produrrà in Italia, i consumatori italiani ci salveranno, saranno loro a garantire la ripresa. Ulisse ha fatto fatica per tornare a Itaca, ma se non si fa fatica non si fa impresa. Se non si è disposti a faticare per cambiare, non si ottengono risultati. Anche Ulisse torna a Itaca cambiato. E la nostra non è una crisi ma un cambiamento e Ulisse è la metafora dell’imprenditore. Chi scappa e chiude le fabbriche si deve portare il peso di una responsabilità perché il nostro non è un Paese che può vivere di servizi.
Molte imprese sopravvivranno se l’imprenditore Ulisse vorrà davvero tornare dai nostri consumatori.
Il nostro Vito Gulli (trovate l’intervista qui) parla con cognizione di causa visto che la sua azienda, As do Mar, rappresenta un caso abbastanza raro di ‘rilocalizzazione’, un caso di impresa che torna dai propri consumatori e cresce con successo.
Un caso di fabbrica che punta all’eccellenza, attraverso l’innovazione dei processi produttivi e l’attenzione alle persone. Le persone incidono sui processi, tant’è che il nostro imprenditore ha puntato sulla fabbrica di Olbia perché solo lì ha trovato le competenze che sapessero lavorare la materia prima. La lavorazione affidata a mani meno esperte, delocalizzata, appunto, darebbe come esito un prodotto differente. L’obiettivo dell’imprenditore deve essere l’eccellenza, la non riproducibilità di una lavorazione, di un’idea. Il viaggio dell’imprenditore, come il viaggio di Ulisse, è popolato da Sirene che cercano di dirottare verso mete che allettano nel breve periodo. Ma gli orizzonti devono dilatarsi e nelle imprese bisognerebbe imparare a ragionare, tutti, allargando lo sguardo. Un esercizio difficile, perché i bonus di breve periodo non incentivano la classe manageriale a pensare al futuro…
Il nostro modo di pensare al futuro si chiama Fabbrica Futuro e il 27 giugno vi diamo appuntamento a Verona per capire insieme come portare innovazione all’interno delle nostre fabbriche. Potremo contare sulle testimonianze di imprenditori, responsabili di produzione e docenti che ci daranno qualche spunto per affrontare questa complessità. E non rimanere incantati dal canto delle sirene.

Chiara Lupi

Lascia un commento

Devi essere loggato per postare un commento.