Quando l’eccellenza allontana la crisi

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Intervista a Graziano e Flavio Giacomini, Amministratori Delegati di Trafalgar Spa

Flavio Giacomini e Graziano Giacomini

Flavio Giacomini e Graziano Giacomini

Due fratelli, un’unica azienda familiare dove ognuno ha il suo compito. Un’attività, quella di Graziano e Flavio Giacomini, Amministratori Delegati di Trafalgar Spa, che sviluppa due business specchio del manifatturiero ‘made in Italy’. L’uno (Graziano) a capo degli aspetti legali/finanziari, l’altro (Flavio) di quelli tecnologici/strategici, portano avanti con passione un’impresa fondata dal padre all’inizio degli anni 50, una realtà che oggi occupa una posizione prestigiosa nel ramo dell’automazione e della robotica (Tecnomors Spa), e nel settore edilizio, con prodotti di matrice high tech (IVR Spa). Passaggio generazionale? “Non ce ne siamo neanche accorti”.

Cosa significa innovare nei settori in cui si sviluppa il vostro business?

Flavio: Siamo un’azienda che nasce con la meccanica. Oggi però la meccanica ha bisogno di tanta elettronica per essere competitiva. Lo sforzo che stiamo facendo è allineare entrambe le tecnologie per offrire un prodotto migliore. Il mercato dell’automotive si sta appiattendo, le linee di produzione sono tutte simili: il prodotto venduto oggi in Cina o negli Stati Uniti sarà lo stesso di quello venduto in Brasile o in India. La meccanica non cambia: quello che fa sempre di più la differenza è il dialogo continuo con l’elettronica. La chiamiamo ‘meccatronica’. In un’ottica di mercato globale non è importante solo il prodotto, che può essere il migliore di tutti. È la sua distribuzione e la sua reperibilità l’aspetto più importante.

Quanto investite in ricerca e sviluppo? Quale il vostro segreto per competere?

Flavio: Abbiamo dei laboratori dove testiamo continuamente i nostri prodotti. La ricerca si fa sui materiali, non sulla produzione. Il valore aggiunto è dato dall’elettronica e dal sistema completo. Non si può competere oggi vendendo solo il singolo componente, ma una soluzione complessa, dove il margine è più alto. Non vendiamo più la singola valvola, ma l’intero impianto di riscaldamento. Il committente trova così un pacchetto completo.

Quale è il vostro cliente in questo business?

Graziano: Di solito è il distributore di prodotti idro termo sanitari. Se si vende il sistema completo ci interfacciamo con lo studio tecnico o con il ‘general contractor’. Molte aziende hanno ormai studi di progettazione interni. Si rivolgono a noi per acquistare un sistema già sviluppato da noi. Così non cercano più un kilo di ottone, ma anche software e micro-chip. Non basta fornire un prodotto grezzo. Bisogna saperlo rendere intelligente e interfacciabile trasformandolo in un articolo che sappia dialogare con la tecnologia.

Come avete vissuto e come state vivendo la crisi economica globale?

Graziano: Dopo il 2008 la meccanica ha subìto un brusco calo. È il primo settore a risentire di una crisi economica ma è anche il primo a rialzarsi perché al vertice del catena produttiva. Il mercato nazionale è ancora stagnante. È necessario muoversi all’estero offrendo l’eccellenza.

Meglio innovare nel prodotto o nel processo?

Flavio: Sul processo sono dubbioso, nonostante rimanga un aspetto importante. Un’innovazione di processo produttivo è difficile da immaginare oggi, dove i volumi si sono considerevolmente ridotti rispetto al passato.
Graziano: Oggi si investe sul prodotto e sui mercati più trainanti, anche perché i macchinari sono così performanti che si avrebbe subito una sovrapproduzione.

Flavio, qual è stato il suo percorso all’interno dell’azienda di famiglia?

Dopo l’università, nel 1991, ho iniziato a lavorare a fianco di mio padre presidiando il processo produttivo. Ho passato tre anni in produzione, dove ho capito come si fanno le valvole, uno nei laboratori – dove ho testato i prodotti – per poi passare all’ufficio tecnico. Lì ho capito davvero cosa significa fare innovazione. Per quanto riguarda l’automazione invece abbiamo iniziato a costruire componenti meccanici standard dal 1996. Ancora non c’era in Italia un’offerta di questo tipo. Da un’azienda meccanica che non andava oltre la Val Sesia, oggi esportiamo in 40 Paesi nel mondo.

Quali le difficoltà per chi vuole fare impresa in Italia?

Graziano: Il prodotto ‘made in Italy’ continua a rappresentare un valore, ma fare impresa in Italia è faticoso per gli alti costi strutturali del Paese che, come sappiamo, è martellato da un carico burocratico e fiscale che non ha eguali nel mondo. Tra l’altro, l’accesso al credito è ridotto a zero. Altre criticità croniche da terapia intensiva sono i pagamenti a 120 giorni. Una follia, se pensiamo che i tedeschi pagano dopo sole due settimane. Nonostante tutto continuiamo ad aver fiducia che un giorno il nostro sistema Paese cambierà.

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