Saati, la digitalizzazione a portata di PMI

Tags: digitalizzazione, management, saati, tessuti

Milano sarà pure la capitale economico finanziaria del Paese, ma per cercare il cuore pulsante della manifattura lombarda bisogna allontanarsi dalla metropoli. Percorrendo la dorsale verso Nord – quella che porta in direzione Como – si arriva ad Appiano Gentile, paese di poco meno di 8mila abitanti a circa 20 chilometri dal confine con la Svizzera.

Conosciuta da molti come la città dove si trova il campo di allenamento dell’Inter – il centro sportivo Suning in memoria di Angelo Moratti – in realtà ospita alcune aziende del distretto Serico Comasco, specializzato nella realizzazione di tessuti. Tra queste c’è quella che negli Anni 30 era nata come Società azionaria appianese tessuti industriali (S.A.A.T.I.) e poi trasformata in Saati Spa, specializzata nella creazione di tessuti tecnici.

A fondarla fu nel 1935 Italo Ogliaro, nonno dell’attuale Presidente Alberto Novarese: dalla sua nascita l’organizzazione ha sempre saputo interpretare le necessità del mercato puntando sui tessuti per la serigrafia, la cui lavorazione risale al 1946; poi si è evoluta nel 1950 con l’inserimento di fibre sintetiche e di nuovo nel 1980 con la tessitura del Kevlar, fino all’apertura internazionale avvenuta negli Anni 90.

Dopo la scomparsa del padre – circa 20 anni fa – Novarese ha preso le redini dell’impresa e ha scelto di affidare la gestione dell’azienda a un management esterno, introducendo nelle posizioni chiave alcuni manager. Il passaggio generazionale in realtà non è mai stato un problema in Saati e a certificare la bontà della direzione indicata da Novarese anche il premio Di Padre in figlio – il gusto di fare impresa promosso dal Centro di ricerca sulle imprese di famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, assegnato ad Alberto nel 2012 proprio per “il miglior passaggio generazionale” (tra i vincitori delle edizioni più recenti del premio figurano per esempio Bauli, Branca e il Pastificio Rana).

Dal 2008 l’Amministratore Delegato di Saati è Antoine Mangogna, manager laureato all’Institut Supérieur de Gestion di Parigi e con esperienze nella Direzione Commerciale dei gruppi Imetal, Metaleurop, Merloni, Electrolux e da AD nel Gruppo: “Abbiamo un azionista più unico che raro per la sua apertura mentale, per la capacità di assumersi i rischi con coraggio, ma pure per la grande fiducia concessa al management”, ci spiega Mangogna, che Sistemi&Impresa incontra durante una normale giornata di lavoro.

Oggi l’azienda è una multinazionale con un fatturato globale di circa 170 milioni di euro (dato 2017) dei quali il 90% grazie all’export e con nove siti produttivi: quattro si trovano in Italia (oltre ai due ad Appiano Gentile, nel Comasco Saati è presente a Veniano e poi a Legnano in provincia di Milano), mentre i restanti sono sparsi nel mondo con le filiali di Saati Americas, Saati France, Saati Deutschland, Saati China e Saati Korea. Il decimo sito del Gruppo è Saati Iberica, filiale esclusivamente commerciale.

In totale sono impiegate poco più di 900 persone, di cui quasi 440 sono nel nostro Paese. Il 41% della popolazione aziendale è rappresentato da donne: “Non abbiamo nessun problema ad assumerle, anzi ne abbiamo bisogno in fabbrica perché hanno una grande capacità di gestire i filati e i tessuti”. Ma le donne non sono impiegate solo in posizioni più operative: in Francia, per esempio, lo stabilimento è diretto da una 30enne appena diventata madre e ‘affiancata’ durante la maternità da un collega inviato dall’Italia.

Saati razionalizza l’irrazionale

Per conoscere meglio Saati è necessario partire dal business model dell’azienda che in tempi non sospetti “ha scelto di voler essere la società più rappresentativa del settore”: “Il nostro modello si basa su tre pilastri”, spiega il CEO. “Per prima cosa abbiamo deciso di essere Customer centric, mettendo al centro il cliente per comprendere le sue esigenze e da qui creare le competenze interne a tutti i livelli aziendali per anticipare le richieste del mercato”. Proprio sulla partecipazione di tutta l’organizzazione Mangogna precisa che il sistema di Saati è basato “sull’intraprenditoria”, che racconta in questo modo: “Il nostro non è un lavoro, ma è ‘il lavoro’ che vogliamo, alimentato da una forte passione in ogni istante; le ore trascorse in azienda sono linfa per il giorno dopo”. Ed è (anche) grazie a questa strategia che Saati riesce a creare un “legame forte con il mercato”.

Altro pilastro è l’alta diversificazione: “In questo modo riduciamo i rischi, generiamo opportunità e l’innovazione ci permette di creare alleanze forti e durevoli con gli stakeholder”. Saati infatti produce tessuti tecnici partendo dal filato sintetico (si posiziona su vari tier delle diverse Supply chain) e destinati a svariate industry: dal mondo della serigrafia fino a quello della protezione personale (elmetti, blindature, giubbotti anti-proiettile, ecc.); sviluppa inoltre prodotti semi-lavorati e componenti per il mondo della filtrazione (automotive, medicale, separazione solido-liquido, nastri trasportatori, ecc.) oltre che prodotti chimici per uso industriale.

Infine c’è la volontà di “mettere le persone al centro” che, come dice l’AD, si declina “convertendo il lavoro in una passione”. Come? “Assumendo i migliori, credendo in loro e accompagnandoli nella crescita a prescindere dalle competenze e dalla loro età”. In Saati certi valori non sono solo raccontati, ma sono tangibili, come “la libertà di pensiero e di espressione”, agevolati dallo “stile manageriale orizzontale e la meritocrazia”.

A fare da cornice a questi tre pilastri, c’è l’atteggiamento che caratterizza l’azienda di Appiano Gentile, il cui spirito è incarnato da suo CEO. “Escludendo i fattori macroeconomici e i concorrenti asiatici che puntano a erodere parte delle nostre quote di mercato, i veri limiti sono quelli che ci poniamo noi stessi. Ecco perché evitiamo di fissarne e quando dobbiamo affrontare una sfida ragioniamo in modo ‘prevedibilmente irrazionale’, perché la nostra parola d’ordine è ‘uscire dagli schemi’ per razionalizzare l’irrazionale con metodo”.

D’altra parte Mangogna ha un trascorso militare nelle fila dell’esercito francese: “Lavorare in  Saati è una missione più che un lavoro e l’esperienza militare mi è servita anche come formazione manageriale, soprattutto quando ho gestito i civili nel loro passaggio a vestire gli abiti di militari di leva”, ricorda l’AD. Che definisce così uno dei valori più importanti di Saati: “Se un’azienda e i suoi leader non hanno la volontà e la voglia di superare gli ostacoli – pure quelli più assurdi – allora l’organizzazione è destinata a non avere futuro. Per questo cerchiamo sempre nuove sfide e visto che non sempre si può vincere, impariamo dagli errori per ripartire con rinnovata energia”.

 

L’intervista completa sarà pubblicata sul numero di Settembre di Sistemi&Impresa.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

Dario Colombo

Dario Colombo, laureato in Scienze della Comunicazione e Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, è caporedattore della casa editrice Este. Giornalista professionista, ha maturato esperienze lavorative all’ufficio centrale del quotidiano online Lettera43.it dove si è occupato di Economia e Politica, e nell’ufficio stampa del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

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