Competence Center, i laboratori della nuova politica industriale

Tags: Competence center, industria 4.0, laboratorio industry 4.0 lab, Made, Marco Taisch

Nel bel mezzo dell’area degli ex gasometri della Bovisa, tra i nuovi edifici che compongono la seconda sede del Politecnico di Milano a Nord della città, sorge il laboratorio Industry 4.0 Lab. È qui che si trova il Competence Center nella sua forma ‘embrionale’. Lo spazio ospita una linea produttiva sulla quale ricercatori italiani e stranieri svolgono attività di ricerca e di innovazione nell’ambito della gestione dei sistemi manifatturieri.

Anche se ben più piccolo del MADE – il Competence Center presentato a metà gennaio 2019 che sarà attivo da ottobre nei 2mila metri quadrati del Campus Bovisa-Durando del Politecnico di Milano e ospiterà le 14 isole di lavoro per la simulazione degli scenari di fabbrica – il laboratorio Industry 4.0 fornisce da tempo il sostegno a chi vuole approfondire il tema della digitalizzazione dell’impresa: oltre a essere funzionale alle tesi di laurea magistrale, di dottorato di ricerca e alle lezioni del master, il laboratorio è un ambiente che ospita anche seminari per la formazione specialistica destinata alle aziende.

È qui che Sistemi&Impresa incontra Marco Taisch, Professor di Advanced and Sustainable Manufacturing e di Operations Management del Politecnico di Milano, membro del Comitato Scientifico di questa rivista e del progetto multicanale Fabbrica Futuro.

A queste cariche si è aggiunta di recente quella di Presidente del Competence Center MADE, destinato a diventare il punto di riferimento per le imprese che vogliono avvicinarsi al 4.0, conoscerne le opportunità, sperimentare le tecnologie digitali e definire progetti per integrarle nei processi produttivi.

La struttura, infatti, realizza uno degli obiettivi lanciati dal Piano Nazionale Industria 4.0 del 2016 (aggiornato l’anno successivo con l’ampliamento a Impresa 4.0) e si affianca, in un’ottica collaborativa, ai Digital Innovation Hub e ai Punti d’Impresa Digitale.

Oltre al Politecnico di Milano, nel MADE sono coinvolte l’Università di Bergamo, Brescia e Pavia, cui si aggiunge l’Inail (per gli aspetti legati alla sicurezza) e soprattutto 39 imprese private – provider tecnologici, consulenti, integratori di sistema, esperti di formazione – che hanno scelto di finanziare l’iniziativa con 11 milioni di euro, sommandoli alla pari cifra stanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico e privati. I 22 milioni di euro (per il triennio) sono destinati ad attrezzature e personale, ma anche ai progetti di ricerca applicata e al trasferimento tecnologico.

Il colloquio con Taisch inizia proprio dal MADE, punto di riferimento nazionale e internazionale in particolare per sviluppare i programmi di politica industriale e le attività di ricerca e innovazione in ottica Industria 4.0 delle Piccole e medie imprese.

Qual è l’obiettivo del nascente Competence Center?

Lo scopo del MADE è triplo: orientare le PMI nella digitalizzazione, offrire formazione in ambito 4.0 e proporre consulenza tecnologica. L’orientamento, dedicato alle PMI non ancora sensibilizzate sul tema della trasformazione digitale, si configura come accompagnamento – con visite esplicativo-didattiche – nella conoscenza dell’uso delle tecnologie e dei vantaggi a esse collegati. La formazione non è dedicata né agli studenti né ai manager, ma ai blue collar, i veri interpreti della digitalizzazione. Infine, per quelle PMI già in fase avanzata sul tema è riservata la consulenza tecnologica per impostare una trasformazione concreta.

Chi sono gli attori coinvolti nel MADE?

Tutti i partner privati e le università mettono a disposizione strumenti e persone. Per esempio i fornitori di hardware e software hanno investito 5 milioni di euro, cui si sommano le 86mila ore-uomo per la formazione. Tra le aziende private coinvolte sono presenti anche realtà vicine ai lavoratori, a dimostrazione che la digitalizzazione non è un tema solo tecnologico. Poi ci sono anche i grandi utenti di tecnologie che utilizzeranno il Competence Center per migliorare i propri processi innovativi.

Qual è il percorso ‘ideale’ di un’azienda all’interno del Competence Center?

Le aziende manifatturiere hanno bisogno di una metodologia concreta che consenta loro di definire la propria strategia digitale e di individuare le azioni e le tecnologie necessarie alla completa trasformazione. C’è quindi bisogno di individuare i punti di forza e di debolezza per capire su che cosa far leva per migliorare la propria situazione attuale. Nel percorso ideale le imprese, dopo i primi contatti con i Digital Innovation Hub o i Punti di Impresa Digitale, visitano il MADE e si sottopongono al Dreamy 4.0 – acronimo di Digital Readiness Assessment Maturity – lo strumento di autovalutazione della maturità digitale delle aziende manifatturiere. L’accesso allo strumento è gratuito sul sito di Confindustria: le organizzazioni che hanno valutato autonomamente la propria maturità digitale possono poi approfondire l’analisi svolta richiedendo il supporto di personale esperto e accreditato all’uso del Dreamy 4.0.

A questo punto cosa succede?

Identificati i punti di forza e di debolezza e approfondite le opportunità permesse dalle tecnologie, si può definire la strategia di trasformazione digitale. Nei prossimi tre anni il Competence Center ha l’ambizione di raggiungere più di 10mila persone attraverso attività di informazione e divulgazione sulle potenzialità delle tecnologie digitali, di erogare più di 86mila ore-uomo di formazione, sviluppare più di 390 progetti e 200 assessment digitali coinvolgendo circa 15mila aziende italiane, di cui l’80% rappresentato da PMI.

La crisi ha lasciato profonde ferite nel sistema produttivo e negli ultimi 10 anni l’Italia ha perso più del 10% delle imprese manifatturiere con ricadute occupazionali. Pensa che il MADE possa agevolare una nuova crescita?

Nonostante i dati negativi del Pil, i numeri confermano che l’Italia resta il secondo Paese manifatturiero d’Europa. E nonostante la recessione a livello nazionale, serve guardare con maggiore dettaglio i dati, perché, per esempio, ci sono province nelle quali il Pil è in crescita. Bisogna allora differenziare la reputazione dell’Italia con quella dei singoli territori: la Lombardia è un’eccellenza che regge il passo della Germania e addirittura i livelli di produttività delle sue aziende sono più alti di quelli dei competitor tedeschi.

L’intervista completa è pubblicata sul numero di Gennaio-Febbraio di Sistemi&Impresa.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

Dario Colombo

Dario Colombo, laureato in Scienze della Comunicazione e Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, è caporedattore della casa editrice Este. Giornalista professionista, ha maturato esperienze lavorative all’ufficio centrale del quotidiano online Lettera43.it dove si è occupato di Economia e Politica, e nell’ufficio stampa del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

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