La fabbrica è il luogo dove i sogni imprenditoriali prendono vita

Pennelli

“La fabbrica come cuore pulsante del territorio”. Inizia così Eleonora Calavalle, Amministratore Delegato di Pennelli Cinghiale (impresa produttrice di pennelli e rulli per dipingere e imbiancare) parlando della forza delle aziende italiane. La sua riflessione scaturisce da una frase presente nel libro Per un Manifesto della Manifattura italiana, curato da Chiara Lupi, Direttrice Editoriale della casa editrice ESTE. Nel volume, infatti, Francesco Varanini, Direttore della rivista Persone&Conoscenze, scrive: “Non saremo mai il territorio delle Gigafactory, ma valorizzeremo il saper fare manuale”. “In poche parole, ho ritrovato il senso della frase meravigliosa che ogni giorno mio nonno pronunciava prima di uscire di casa, ‘ciao, vado in fabbrica’; non ‘in ufficio’, ma in fabbrica; perché è questo il motore che muove tutto, il luogo in cui i sogni degli imprenditori prendono forma e vita”.  

Calavalle rappresenta la terza generazione alla guida della storica azienda fondata dal nonno, il Commendatore Alfredo Boldrini, che iniziò la sua carriera come commerciante per poi investire nella costruzione di una vera e propria fabbrica di pennelli a Cicognara, frazione di Viadana, cittadina del Mantovano. Era il 1945: oggi Pennelli Cinghiale continua a produrre pennelli, a cui ha aggiunto rulli e vernici, con uno staff che è passato dalle prime sette operaie a 150 negli Anni 70, per poi stabilizzarsi oggi a 30 dipendenti (dei quali l’80% donne, impiegate sia in produzione sia negli uffici) per effetto dell’automazione industriale. “Tutta la Manifattura italiana nasce dalla tradizione e può crescere affiancando una visione moderna del business, dei mercati e delle tecnologie produttive”, continua Calavalle. 

A rendere iconico il brand è stata la famosissima pubblicità che, nata da una brillante intuizione del fondatore, dal 1982 è entrata nel cuore degli italiani. “La televisione quell’anno diede voce e status a un prodotto di larghissimo consumo, che era nelle case di molti. Mio nonno decise, infatti, di trasformare la nostra azienda e il suo prodotto in qualcosa di grande, che non si era mai visto: chiamò così Ignazio Colnaghi, il più grande creativo dell’epoca, che ideò lo spot ‘Non serve un pennello grande, ma un grande pennello’: il gioco di parole fu fortunatissimo ed è ancora oggi molto diffuso”. 

La decisione di Boldrini di investire in pubblicità era davvero visionaria, così come quella di registrare un marchio che avesse un nome proprio, slegato dal cognome della famiglia per conferirgli una forza che potesse andare oltre al tempo e alle persone: com’è sottolineato anche nel libro citato, un aspetto fondamentale su cui le aziende devono porre il proprio focus sono gli asset intangibili: “Il capitale umano e sociale, ma soprattutto la brand awareness, fattori che spesso le Piccole medie imprese (PMI) dimenticano di avere”, commenta Calavalle, che crede fermamente nella forza e negli investimenti nel brand building.  

Green e digital come driver della Manifattura del futuro 

Come si evince dalla lettura del volume, che raccoglie le analisi di 13 esperti rispetto al futuro della Manifattura, economia circolare e transizione digitale sono due tematiche chiave, che ricorreranno con frequenza. Concetti centrali anche per Pennelli Cinghiale: l’azienda, per quanto tradizionale e ben radicata, non ha mai smesso di guardare avanti, ben oltre la pandemia, identificando nel green e nel digital le nuove sfide e i driver del suo successo. Concretamente, l’impresa ha sviluppato diversi progetti: uno tra tutti la collaborazione con il vicino di casa Seletti, brand italiano del design, che ha portato alla ideazione di latte di vernice ‘pop’, atte a trasformarsi – una volta vuote – in sedute, tavolini o vasi, semplicemente sfilando il sacchetto che conteneva la vernice. Ma non solo: Pennelli Cinghiale ha lanciato sul mercato una pittura al bicarbonato con il 95% di ingredienti di origine naturale, predilige l’utilizzo di manici in legno FSC proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali e impiega energia eolica certificata per la produzione di pennelli e rulli con impianti a tecnologia 4.0. 

Anche sul fronte del digitale, la sfida è ancora più grande. Prosegue Calavalle: “Pennelli Cinghiale non ha mai ‘riposato sugli allori’ della fama generata dalla pubblicità. Anno dopo anno, abbiamo sempre lavorato nel solco dell’innovazione, mantenendo la responsabilità della nostra grande creatività, che è un vero marchio di fabbrica. Nasce da qui anche la strategia di rivolgerci al digitale per aprire un nuovo dialogo con i consumatori di sempre e con quelli di oggi e di domani, con un tono di voce ‘pop’ e contemporaneo, adatto ai social media”. 

La piccola dimensione delle aziende non è un difetto 

In generale, Calavalle crede fermamente che se non ci si immerge nel cambiamento, inevitabilmente ne si viene travolti. Questo ha portato, per esempio, l’azienda a lanciarsi anche nel B2C, implementando una piattaforma ecommerce per arrivare al consumatore finale. È stato un progetto più complesso di quanto non si possa pensare: abbiamo dovuto ripensare la produzione in un’ottica di singolo pezzo e non più di un cartone, riorganizzando anche il magazzino e insieme studiando prodotti ad hoc per la nostra vetrina su Amazon, con una linea di pennelli e rulli dedicata all’online”. 

Un approccio di costante innovazione che dovrebbe riguardare tutte le PMI, secondo l’AD di Pennelli Cinghiale, ed è un aspetto che emerge bene nel libro pubblicato dalla casa editrice ESTE: “È una lettura particolarmente aderente alla realtà. Spesso si leggono e studiano testi che non hanno poi un riscontro pratico, mentre questo volume insegna quante siano le imprese italiane di piccole dimensioni e delle infinite possibilità che hanno di crescere. Ciò significa valorizzare quel che si è: la piccola dimensione non è un difetto, ma una caratteristica”.  

In questo senso, fondamentale è fare rete. “Noi siamo una delle stelle della costellazione di aziende del nostro distretto, famoso proprio per la produzione di scope e pennelli; è importante sapere che la concorrenza e l’indotto che ognuno di noi genera sono una ricchezza: il distretto è una comunità che crea opportunità. Noi aziende di Cicognara, per esempio, potremmo coordinarci per le forniture di materia prima, come setola e filamenti per ottimizzare gli acquisti e la gestione delle scorte. Come diceva il nonno: ‘La ricchezza di uno è quella di tutti’ ed è assolutamente così”, dice Calavalle. Lo stesso impegno, l’AD di Pennelli Cinghiale lo auspica sul fronte scuola e formazione: “I giovani non sempre sanno che a Cicognara, da 150 anni, si fanno pennelli, e lo stesso vale per gli altri distretti italiani, in cui è importante valorizzare le infinite eccellenze del territorio: conoscere il talento di ogni luogo è la vera chiave del successo di ogni PMI italiana”. 

Eleonora Calavalle, Pennelli Cinghiale, Per un manifesto della Manifattura italiana, Piccole e medie imprese

FabbricaFuturo è il progetto di comunicazione rivolto a tutti gli attori del mercato manifatturiero (responsabili delle direzioni tecniche, imprenditori e direzione generale, responsabili organizzazione e HR) che ha l’obiettivo di mettere a confronto le idee, raccontare casi di eccellenza e proporre soluzioni concrete per l’azienda manifatturiera di domani.

Nasce nel 2012 dalla rivista Sistemi&Impresa come reazione alla crisi finanziaria del 2011. Negli anni il progetto è cresciuto significativamente, parallelamente alla definizione di politiche pubbliche in ambito industria 4.0 (Piano Calenda e successivi).
Oggi FabbricaFuturo affronta i temi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), per offrire alle aziende gli strumenti per affrontare le sfide nella fabbrica di domani.

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