La Gestione del Carbon Footprint nella Supply Chain per un futuro più sostenibile

Tags: ecodesign, green, sostenibilità, supply chain

di Primo Barzoni*, Antonio Scipioni**, Alessandro Manzardo**, Anna Mazzi**

 

Mantenere paralleli i binari dell’Innovazione e dello sviluppo sostenibile significa anche coniugare economia ed ecologia nella valorizzazione delle materie prime rinnovabili. L’imperativo per PALM S.p.A. è porre nel suo percorso di sviluppo aziendale un nuovo approccio culturale che la porta a lavorare in rete coinvolgendo attivamente tutti gli stakeholders presenti nella filiera degli imballaggi in legno.

Questa transizione, da un’ottica legata al solo prodotto verso una più ampia logica di filiera, risponde ai nuovi bisogni economici, sociali ed ambientali del business di impresa.

Il legno è un materiale rinnovabile per definizione e permette di esercitare l’attività economica nel pieno rispetto dell’ambiente. In questo contesto si inserisce l’innovativo progetto del pallet ecosostenibile (www.greenpallet.it), ideato nel 2004 per concretizzare gli intenti fissati dalle politiche comunitarie in materia di imballaggi in legno. 

Riduzione di peso e volume dei rifiuti all’origine per favorire la tutela del patrimonio forestale ed un uso di legname certificato PEFC o FSC, in un’ottica di sostenibilità e di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e con conseguente lotta al cambiamento climatico nel rispetto del Protocollo di Kyoto, tracciano il percorso che l’Azienda si è prefissata di intraprendere attraverso studi di LCA e Carbon Footprint di filiera, che permettono di rendicontare le emissioni di gas climalteranti adottando un’ottica di ciclo di vita in maniera da contabilizzare le esternalità negative e abbatterle a favore della massima sostenibilità ambientale ed economica.

Quindi anche il Green Pallet assume un ruolo strategico: valorizza il prodotto trasportato e l’impresa che lo sceglie, facendosi portavoce di un valore di Responsabilità sociale d’Impresa nella difesa degli ecosistemi.

 

PALM S.p.A. e il Consorzio Universitario di Ricerca Applicata diretto dal Prof. Antonio Scipioni dell’Università degli Studi di Padova hanno portato a termine un importante progetto che ha consentito di definire un modello affidabile e ripetibile per il calcolo e la gestione del Carbon Footprint dell’intera filiera di cui PALM S.p.A. è parte. Obiettivo è quello di ridurre del 20% le emissioni di CO2 dell’intera filiera e di stimolare i clienti ed i fornitori in scelte responsabili e sostenibili.

Il progetto, che ha un carattere innovativo poiché le esperienze di rendicontazione e gestione del Carbon Footprint a livello di filiera sono attualmente molto limitate, ha previsto il coinvolgimento volontario dei trasportatori e dei produttori di materi prime di PALM attraverso dei tavoli di lavoro cha hanno consentito di individuare percorsi ed azioni condivise per combattere il cambiamento climatico, dando a tutti la possibilità di concorrere ed essere protagonisti della green economy, puntando a diventare dei veri Green Brand Leader.

Il monitoraggio del Carbon Footprint della filiera di PALM, sviluppato secondo i requisiti della norma ISO 14064, harichiesto all’azienda di dotarsi di un sistema di gestione delle emissioni integrato con il sistema qualità già esistente. La variabile ambientale, intesa come impatto sul cambiamento climatico, viene infatti ora utilizzata come parametro nella progettazione di prodotti e processi al fine di proporre ai clienti Green Pallet prodotti con il minor impatto ambientale possibile.

 Risultati attesi 

La gestione del Carbon Footprint nel rispetto dei requisiti della norma ISO 14064 permette di ottenere numerosi benefici:

–          attua un Sistema di Gestione che si integra in modo ottimale con il Sistema Qualità e il Sistema di Gestione Ambientale senza portare appesantimenti nella gestione ordinaria;

–          produce misure affidabili e riconosciute che tengono conto di tutti i principali Gas Serra nel calcolo del Carbon Footprint (a differenza di altri strumenti proposti sul mercato che considerano la sola CO2) e che consentono il rispetto di eventuali programmi di riduzione delle emissioni applicabili (es. Protocollo di Kyoto ed Emission tarding Europeo);

–          pone le basi per poter sviluppare progetti e programmi di riduzione delle emissioni e di rendicontarli in modo rigoroso e scientifico (anche ottenendo una eventuale validazione/verifica di terza parte);

–          consente di determinare i quantitativi di GHG risparmiati in seguito a specifiche scelte progettuali, diventando strumento per ottimizzare le attività/processi/prodotti a maggior impatto sul cambiamento climatico e quindi di guidare scelte di eco-design di prodotto e di processo;

–          consente di comunicare con chiarezza e affidabilità i risultati a cui perviene a Clienti e Fornitori;

–          costruisce un Network di Imprese Amiche dell’Ambiente: un progetto che raggruppa le aziende che prestano attenzione alla sostenibilità ambientale, definendo le linee guida da seguire e diffondendo in modo condiviso le buone pratiche applicabili alle realtà imprenditoriali, riprogettando il modo di fare impresa verso l’innovazione e lo sviluppo sostenibile.

In sintesi possiamo affermare che la gestione della Carbon Footprint, guidando tutta l’organizzazione verso la sostenibilità ambientale del proprio business, porta allo sviluppo di una cultura innovativa volta all’ottimizzazione delle risorse, con il coinvolgimento di tutte le persone e le organizzazioni che operano ai diversi livelli della filiera, di cui fa parte anche il cittadino-consumatore, che all’atto di acquisto di un bene sostiene anche il costo dell’imballaggio.

 

 

*Amministratore Delegato Palm S.p.A

**Università degli Studi di Padova – Area studi ambientali Carbon Footprint

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