Coin (CEO di MHT): “L’IoT motore della quarta rivoluzione industriale”

Tags: analytics, big data, domotica, Industry 4.0, IoT, sicurezza, smart commercial building, supply chain, trasporti

Dopo le esperienze di applicazione dell’Internet of Things in ambito smart city e nella domotica, il segmento manifatturiero inizia a sfruttare l’IoT sia inserendolo nei nuovi prodotti sia per migliorare i propri processi. Ecco le considerazioni su questo argomento di Franco Coin, CEO di MTH, che ha risposto ad alcune nostre domande.

Come si possono cambiare i processi produttivi sfruttando l’IoT
Il settore manifatturiero è sempre più consapevole che il cliente acquista un’esperienza di cui il prodotto è parte essenziale, ma non unica. A ciò è conseguito un crescente sviluppo di strumenti digitali che si occupano dei servizi che accompagnano il prima, il durante e il dopo la manifattura vera e propria. Oggi i processi produttivi si stanno trasformando in un enorme sistema di informazioni e per le imprese italiane più competitive è in atto una forte personalizzazione del servizio, possibile solo mediante l’integrazione con i servizi innovativi, con il digitale e con il terziario avanzato. Con queste premesse cosa può esserci di più ‘naturale’ che la tendenza a inserire device che supportano il servizio all’interno del prodotto stesso? Si sta realizzando perciò la definitiva convergenza tra prodotto e servizio, e l’IoT, motore della quarta rivoluzione industriale, è l’elemento che compie l’evoluzione del prodotto da oggetto statico a strumento attivo che supporta la quotidiana esperienza di vita o di lavoro. La disponibilità di integrazione in oggetti di tipo professionale usati nella supply chain è forse il settore in cui la produttività dell’IoT si palesa più evidentemente, realizzando in breve aumenti di produttività eccezionali e che trasformano quanto fino a ieri considerato un utensile in una killer application.

Quali gli ambiti in cui le applicazioni di IoT possono essere più vantaggiose?
Gartner ha stimato per il 2018, circa 3 miliardi di oggetti connessi, soprattutto per i settori della domotica, dello smart commercial building (ovvero uffici a uso commerciale) e dei trasporti. L’Internet of Things è un’opportunità senza precedenti per le imprese italiane, da sempre maestre nell’ottimizzazione dei processi e dei prodotti, e oggi in grado di convergere il profondo know-how in singole entità in grado di funzionare in qualsiasi mercato. In particolare, vedo per le aziende manifatturiere italiane impegnate nella costruzione di macchine utensili un’opportunità di creare un reale vantaggio competitivo in quello che da sempre è un nostro mercato di eccellenza. Microsoft, in particolare, ha compreso l’importanza dell’Internet of Things, soprattutto nella sua declinazione di gestione delle interfacce e del governo dei Big Data raccolti dagli oggetti connessi. La suite IoT Azure, ad esempio, è la soluzione Microsoft che permette di collegarsi in modo sicuro e di gestire i dati generati dagli oggetti, indipendentemente dal sistema operativo, permettendo il monitoraggio remoto e la manutenzione predittiva.

Esistono dei limiti tecnologici che rallentano l’utilizzo dell’IoT?
La sicurezza, l’analisi dei dati, la connettività, l’architettura dei sistemi operativi sono alcuni dei limiti tecnologici che rallentano l’impiego degli oggetti connessi. Un gap che va di pari passo con la resistenza di carattere culturale, ma soprattutto con la scarsità di competenze ibride in azienda per pervadere nel profondo ogni singolo processo operativo. È importante, infatti, che l’utilizzo degli oggetti connessi sia supportato anche da risorse esperte che siano in grado di gestire i processi fin nel dettaglio usufruendo dei sussidi digitali. Quando si parla di IoT, uno dei limiti tecnologici di maggiore rilievo è quello della sicurezza: il traffico di dati, per la precisione una mole infinita di dati, necessita di una protezione adeguata. E se le competenze continuano a scarseggiare, la tecnologia si riscatta con una serie di soluzioni hardware e software mirate a soddisfare tale esigenza e previste già per il 2018. Un altro limite tecnologico che rallenta l’utilizzo degli oggetti connessi riguarda il mondo degli Analytics: una chiave di lettura intelligente che aiuta le imprese a interpretare il mondo dei Big Data ma che ha bisogno di costanti aggiornamenti sia a livello di algoritmi sia di architetture, attraverso la presenza in azienda di professionisti competenti che siano in grado soprattutto di applicare nuovi approcci scardinando il concetto di reportistica semplice, tipica dei dipartimenti IT, per rientrare in quello più ampio di business, orientato alla capacità di sfruttare i dati in tempo reale e in modalità self service.

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