SAS Analytics Experience 2016, il nuovo valore dei Big data

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Siamo di fronte a un mondo in rapida evoluzione e la tecnologia deve tenere il passo.
Il messaggio lanciato dall’evento SAS Analytics Experience 2016 di Roma fa capire come i player di mercato stanno interpretando il momento per offrire gli strumenti necessari alle aziende in cerca di una bussola per il proprio business. Come il caso di Fraport che si è affidata a SAS per la gestione dei passeggeri nell’aeroporto di Francoforte (leggi l’approfondimento). Oppure l’esempio di Bank of Moscow che ha introdotto la CRM 3.0 introducendo una forte componente digitale alla strategia di attenzione al cliente (leggi l’approfondimento).
“Ciò di cui abbiamo bisogno è una piattaforma che riunisca tutti i dati, compresi quelli frammentati che arrivano dalla Rete, per ottenere maggiore profitto”, ha spiegato Carl Farrell, Executive Vice President e Chief Revenue Officer di SAS dando inizio alla giornata in cui si è declinato il tema della “cultura degli Analytics” considerata la “guida la trasformazione digitale”.

Sas1Un momento dell’apertura di Analytics Experience 2016 di Roma

“È un grande momento per gli Analytics”, gli ha fatto eco Randy Guard, Executive Vice President and Chief Marketing Officer di SAS, evidenziando la “rapida crescita del settore”.
Il tema portato alla luce del manager è stato quello di “rendere gli Analytics fruibili non solo alle figure esperte, ma a tutti, soprattutto a coloro che hanno a che fare con il business”.
Ma come fare a estrarre valore dagli Analytics? “C’è bisogno da una parte della tecnologia che accompagni le aziende e risolva le nuove sfide agendo in modo rapido”, ha ammesso Guard. Che poi ha spiegato come “con i dati si possono risolvere i problemi velocemente”. Ed è per questo che “sta cambiando l’approccio agli Analytics”.

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A proposito di approccio, Oliver Schabenberger, Executive Vice President e Chief Technology Officer di SAS, ha ricordato come SAS Viya è l’architettura di nuova generazione “disegnata per rispondere alle esigenze di business per permettere a chiunque di accedere alla potenza degli Analytics”, grazie alle sue caratteristiche (Open, Unified, Cloud e Power). “Gli Analytics sono in grado di estrarre i dati e di portarli all’attenzione dei decisori”, ha continuato il manager. Quindi Schabenberger ha spiegato come “per ottimizzare l’analisi dei dati serve la conoscenza aumentata”, possibile con le “machine learning”.

Sas2Fritz Lehmen e Randy Guard sul palco di Analytics Experience 2016

L’utilizzo degli Analytics, come ha evidenziato Fritz Lehman, Executive Vice President e Chief Customer Officer di SAS, è “trasversale rispetto alle diverse industry”: “L’analisi dei dati permette di risolvere i problemi di ogni azienda, dalle Telco alle Finance”. “Ovunque c’è un dato dovrebbe esserci un software di Analytics”, ha continuato il manager, precisando come “i dati da soli sono semplicemente un enorme potenziale”. E se fino a cinque-dieci anni fa gli Analytics erano un tema per ‘pochi’, oggi “chiunque sa che c’è del valore nell’analizzare i dati”.
Attenzione, però, perché “i dati hanno una scadenza e bisogna essere capaci di ‘utilizzarli’ al momento giusto e in modo rapido”, ha spiegato Lehman.
Per raggiungere questi obiettivi, le organizzazioni devono dotarsi del personale ‘giusto’ e con le corrette competenze: “Le aziende, da oggi e almeno nei prossimi cinque anni, devono pensare di assumere persone curiose, che vogliono studiare e che vogliono imparare”, ha chiarito il manager.

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Jim Zemlin, Presidente di Linux Foundation

“Siamo entrati nella nuova era dello sviluppo del software”, ha esordito Jim Zemlin, presidente di Linux Foundation (“Linux è il software di maggior successo della storia dell’informatica”), che ha spiegato come “l’open source è la nuova ‘norma’ per lo sviluppo dei prodotti”, tanto che oggi “guida l’innovazione” (si è ribaltato lo scenario tra open source e soluzioni proprietarie).
L’open source ha ridefinito un nuovo rapporto con i clienti, creando una relazione diretta tra il software consumer e lo sviluppatore”, ha continuato Zemlin. Precisando come oggi le “aziende che non investono in questa tecnologia e non condividono queste innovazioni non saranno in grado di competere e resteranno indietro rispetto ai competitor”. Ma le imprese sono pronte per affrontare tutto questo? Lo devono essere, “Pmi comprese”, cui è richiesto di “sviluppare una strategia corporate di open source”, ha concluso Zemlin.

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David Shing, AOL’s Digital Prophet

“La parola più usata nell’IT nel corso dell’ultimo anno è stata disruption”, è stato uno dei messaggi lanciati da David Shing, AOL’s Digital Prophet. Che ha poi chiarito come non si dovrebbe parlare di Internet delle cose, ma di “Internet delle emozioni”: “Servono capacità predittive per seguire i comportamenti umani, per capire le abitudini delle persone e soddisfare i loro bisogni senza imporli”.

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