Macchine utensili, cresce l’industria italiana: Impresa 4.0 funziona

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Un 2017 decisamente positivo che fa da volano a un 2018 che ci si aspetta sia un altro anno favorevole per l’industria italiana della macchina utensile, robotica e automazione. L’anno che si sta chiudendo, infatti, ha registrato incrementi a doppia cifra per tutti gli indicatori economici.

A illustrare i numeri è stato Massimo Carboniero, Presidente di Ucimu (in foto) durante la consueta conferenza stampa di fine anno che si è svolta il 20 dicembre 2017: “Siamo decisamente soddisfatti di questo 2017: l’anno si chiude infatti con ottimi risultati raccolti sia in Italia sia all’estero e con un fatturato che, considerato nel suo complesso – cioè sommando alla produzione di macchine, anche la produzione di parti, utensili, controlli numerici non conteggiati nelle macchine utensili italiane – ha oltrepassato gli 8 miliardi di euro”, ha dichiarato Carboniero.

Secondo quanto emerge dai dati di preconsuntivo elaborati dal Centro Studi e Cultura di Impresa di Ucimu, nel 2017, la produzione è cresciuta a 6.110 milioni di euro, segnando un incremento del 10,1% rispetto al 2016: è il quarto anno consecutivo di crescita e, in valori assoluti, il nuovo record per l’industria italiana di settore. Il risultato è stato determinato sia dall’ottima performance delle consegne dei costruttori italiani sul mercato interno (cresciute del 16,1% a 2.670 milioni di euro) sia dal positivo andamento delle esportazioni (cresciute del 5,8%, a 3.440 milioni di euro). L’Italia quindi ha rafforzato il suo ruolo nel panorama internazionale: gli Stati principali di destinazione del Made in Italia di settore sono stati Cina (248 milioni, +11,5%), Germania (245 milioni, -5,8%), Stati Uniti (226 milioni, -8,7%), Francia (157 milioni, -0,7%) e Polonia (110 milioni, +22,2%).

Ma oltre a essere riconosciute per la competenza espressa dimostrata dal ruolo di fornitore dei Paesi esteri, le nostre aziende hanno dimostrato una vivacità della domanda i cui tassi di crescita sono paragonabili a quelli di economie emergenti. I dati emersi nella conferenza di Ucimu parlano infatti di un consumo in Italia di macchine utensili, robot e automazione cresciuto del 13,8% a 4.390 milioni di euro: un dato che supera così il valore del mercato nostrano pre-crisi quando aveva raggiunto il suo massimo storico (era il 2007 e si era raggiunta quota 4.345 milioni di euro).

Si diceva anche del 2018: anche in questo caso continua il trend positivo, perché la produzione salirà a 6.500 milioni di euro (+6,2%) ed esportazioni a 3.600 milioni (+4,7%); inoltre crescerà anche il consumo che con 4.750 milioni (+8,2%) trainerà le consegne dei costruttori italiani sul mercato domestico (attesi 2.890 milioni di euro, +8,2%) e pure le importazioni che saliranno a 1.860 milioni (+8,1%).

Carboniero ha apprezzato poi l’azione del Governo con il Piano Nazionale Impresa 4.0 che rappresenta la fase 2 del Piano Industria 4.0 lanciato nel 2016. “La decisione di prolungare l’operatività dei provvedimenti che hanno innescato il processo di trasformazione delle imprese italiane è decisamente lungimirante, poiché assicura continuità in un momento cruciale per lo sviluppo e l’adeguamento delle nostre imprese agli standard di competitività richiesti dal mercato globale. Così com’è lungimirante l’inserimento, nel pacchetto delle misure a favore del rilancio dell’industria, del credito di imposta per la formazione in materia di Industria 4.0”.

Proprio di questi temi, Carboniero ha recentemente parlato in esclusiva sulla rivista Sistemi&Impresa: sul numero di Novembre-Dicembre 2017 il Presidente di Ucimu ha commentato i risultati di Industria 4.0 a un anno esatto dall’avvio del Piano Calenda. Ne pubblichiamo di seguito l’estratto.

Un anno di Industria 4.0: impianti svecchiati e maggiore competitività

Ha avuto un ruolo di primaria importanza nel lanciare il Piano Nazionale Industria 4.0 e oggi che quest’ultimo è entrato nella fase 2, per Ucimu, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e di prodotti a questi ausiliari, è tempo di bilanci. “Il Piano è andato molto bene: i dati lo confermano”, spiega Massimo Carboniero, Presidente dell’Ucimu, rimarcando come sia stata proprio la sua associazione, presentando lo studio sull’età media del parco macchine delle aziende italiane, a stimolare, nel 2015, il Governo a individuare una strategia di rilancio per il manifatturiero. “Quel censimento evidenziò, tra le altre cose, come l’età media dei macchinari presenti negli stabilimenti (metalmeccanici) italiani fosse pari a 13 anni ovvero il peggior risultato registrato nei 40 anni di rilevazioni dell’Ucimu (l’indagine è condotta con cadenza decennale. Il dato fa riferimento alla quinta edizione dello studio, ndr)”, ricorda Carboniero.

Quindi la ricerca venne presentata in Parlamento e, anche grazie a questo studio, le autorità di governo ebbero chiaro che “senza investimenti non ci sarebbe stato un futuro per il manifatturiero”; anzi c’era il rischio di un “arretramento” dell’Italia, visto che i produttori di macchinari in realtà stavano continuando a vendere, ma fuori dalla Penisola, stimolando dunque la crescita e lo sviluppo di altri Paesi. Così al tavolo di concertazione per definire le linee guida di Industria 4.0, tra gli altri attori, si è seduta anche l’Ucimu, partecipando attivamente alla stesura di “una piano di politica industriale compatto, concreto e lungimirante”. “Il Piano ha dato una grande scossa alle aziende italiane grazie soprattutto agli incentivi fiscali che hanno contribuito a stimolare la domanda interna di nuove tecnologie di produzione che già stava ripartendo, ma che aveva bisogno di sostegno per concretizzarsi”, argomenta Carboniero.

PMI, è tempo di aggiornarsi

Fino a oggi, tuttavia, l’Industria 4.0 sembra essere stato un tema riservato alle grandi aziende più che alle PMI, ma qualcosa sta cambiando proprio in coincidenza con l’entrata nella fase 2 del Piano: “Anche le Piccole e medie imprese hanno capito l’importanza di aggiornarsi tecnologicamente e quindi l’esigenza di preparare un piano di investimento per rilanciare la produttività”, dice Carboniero. Ecco perché l’Ucimu, ancora una volta, ha fatto la sua parte per sostenere Industria 4.0, con la richiesta (accolta) di “prolungare Super e Iperammortamento”, non solo per sostenere il mercato interno delle macchine utensili, ma soprattutto per “aumentare la competitività delle aziende manifatturiere italiane”.

Ora che si è iniziato a parlare di Impresa 4.0, il numero uno dell’Ucimu evidenzia come il tema degli sgravi fiscali sia da avvicinare a quello culturale, perché “le nuove misure impongono di rivedere tutta l’organizzazione”. Diventare 4.0 significa ripensare il modo di lavorare: nei processi devono, infatti, essere coinvolti clienti e fornitori che devono poter ricevere e utilizzare i dati dell’azienda stessa”, spiega Carboniero. Un passaggio culturale importante per le nostre imprese, ma inevitabile. “Chi si trova nella condizione di essere un fornitore di un’organizzazione già 4.0 non può sottrarsi alla trasformazione digitale; è quello che io chiamo ‘contagio’. In senso positivo ovviamente. In un nuovo ecosistema tutti tendono a trasformarsi per poter operare nello stesso, fare resistenza a oltranza significa infatti uscire dal mercato”.

Con buona pace di chi sostiene che i robot ci porteranno via il lavoro. Una tesi che lo stesso presidente dell’Ucimu smentisce: “Il rilancio della produzione manifatturiera, anche in chiave digitale e verso l’automazione sempre più spinta, creerà nuovi posti di lavoro e quindi aiuterà a erodere il tasso di disoccupazione. Le imprese del nostro settore, e quelle manifatturiere in generale, avranno bisogno di nuovi addetti a patto che le loro competenze siano aggiornate e trasversali perché questo è quello di cui abbiamo bisogno. In questo senso, sono certo, Industria 4.0 sia un ottimo volano per l’occupazione oltre che per il miglioramento delle condizioni e dei contenuti del lavoro”.

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