Con Nanosoft, in cloud, per cambiare la tua esperienza di business

Tags: Aruba, cloud, Colt, Dario Vemagi, Dell, Emerson, Mattia Paolini, Nanosoft, Sophos, Veeam

Tre giornate dedicate al cambiamento abilitato dal cloud. È così che lo scorso autunno è andato di scena il roadshow ‘Business cloud experience’ organizzato da ESTE, in collaborazione con Nanosoft

Sponsorizzate da Aruba Networks, Colt, Dell, Emerson, Sophos e Veeam, le tre tappe del roadshow hanno toccato le città di Padova, Bologna e Brescia riscuotendo grande interesse su un pubblico ‘cloud oriented’ decisamente maturo.
Come raramente accade in eventi dedicati alle novità dell’Information Technology, protagonista di questa tre giorni non è stata solo la tecnologia, bensì il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo per cambiare il modo di fare business. Perché, come spiega Dario Vemagi, AD di Nanosoft “o sei pronto a cambiare o sarai cambiato dal mondo che cambia”.

Villa Fenaroli (BS), location che ha ospitato l'ultima tappa del roadshow organizzato da ESTE in collaborazione con Nanosoft

Villa Fenaroli (BS), location che ha ospitato l’ultima tappa del roadshow organizzato da ESTE in collaborazione con Nanosoft

Ma perché cambiare? Perché è chiaro che qualcosa è già cambiato. Ma cosa?
In primis, il modello di fruizione dei servizi, che ha esteso il paradigma del ‘compro o affitto’ a tutta l’area delle risorse informatiche. “Il cambiamento è ovunque, in tutti i modelli di business” ci ha tenuto a sottolineare in apertura delle giornate di workshop Mattia Paolini, marketing manager di Nanosoft. Lo confermano i grandi trend di consumo che stanno radicalmente mutando l’approccio dei clienti in ambito consumer alla fruizione di servizi un tempo impensabili senza l’adozione di strumenti potenti come il cloud. Come non ricordare allora il ‘caso Uber’ che per settimane ha mobilitato la lobby dei taxisti in tutto il mondo? O Spotify? Capace di farci dimenticare Napster e iTunes… Vincente in questo caso si è rivelato il suo modello di fruizione che prevede una fee mensile in cambio dell’ascolto di ogni evergreen o qualsiasi genere musicale in qualunque momento della giornata. Senza gli spazi d’archiviazione praticamente illimitati previsti dalla filosofia cloud questi nuovi modelli di consumo non sarebbero nemmeno potuti nascere. Per non parlare di Facebook & Co.
E in azienda? Perché il cloud può cambiare tutto?
Perché il cloud è il futuro informativo per ogni organizzazione, a detta dei più noti analisti di settore. I quali però avvertono di cominciare a sperimentare partendo da aree non strategiche e che non impiegano dati confidenziali, visto che attorno alla sicurezza c’è sempre molta preoccupazione. Tanta paura ma, in realtà, molto superiore al ragionevole dubbio, visto che i siti dei provider sono più protetti di una base militare e i livelli di sicurezza veramente molto curati.

Oggi sicuri anche i processi core
Usufruire di servizi di cloud computing permetterà di traghettare l’azienda verso un cambiamento a forte impatto. Sia organizzativo, sia di processo. Tutto ciò puntando su un nuovo modello per distribuire risorse e applicazioni via Web in modalità pay per use.
Alle aziende gli analisti di Forrester suggeriscono di cominciare a sperimentare partendo da aree non strategiche e che non impiegano dati confidenziali, visto che attorno alla sicurezza cʼè preoccupazione. In realtà molto superiore al ragionevole, visto che i siti dei provider sono più protetti di una base militare e i livelli di sicurezza veramente molto curati.
Passiamo dunque a sfatare alcuni dei falsi miti sul cloud, secondo la vision di Gartner. Uno di questi gravita attorno all’annoso problema della sicurezza del dato. Il cloud infatti sarebbe meno sicuro delle infrastrutture ‘in casa’. Questo è un classico preconcetto che ormai non ha nessun raffronto concreto nelle analisi dei reali livelli di sicurezza. Storicamente a oggi sono state registrate pochissime violazioni di sicurezza nei public cloud, mentre molti di più sono quelli che colpiscono data center privati. È giusto infatti chiedere ai fornitori di public cloud tutte le garanzie certificate del caso, ma una volta ottenutole non c’è ragione di ritenere le loro infrastrutture poco sicure.

Mattia Paolini, marketing manager Nanosoft

Mattia Paolini, marketing manager Nanosoft

Un altro dei più diffusi preconcetti è che attraverso servizi cloud non si possa coprire processi mission-critical. “Il cloud va adottato con una strategia graduale e valutando caso per caso – spiega Mattia Paolini –. È ovvio quindi che i primi approcci non riguardano mai processi mission-critical. Tuttavia molte organizzazioni sono andate oltre i progetti pilota e le sperimentazioni, e utilizzano il cloud anche per workload di processi strategici. E ci sono anche imprese ormai grandi (non più startup) che sono cloud native, e gestiscono interamente il proprio business nella nuvola”.

Un cloud amico del CIO
Il percorso verso il cloud è un cammino di trasformazione che non parte solo dalla necessità di un cambiamento, ma dalla consapevolezza che persone e dati rappresentano le risorse core per fare business. Le aziende iniziano così a comprendere l’importanza strategica del direttore dei sistemi informativi per il board. Perché è la tecnologia oggi a guidare il processo ed è il processo a creare il prodotto.
A tal proposito sono già diversi i segnali positivi, come le best practice che in questi anni le medie e grandi aziende hanno messo in pista per fare efficienza e, allo stesso tempo, riscrivere i processi di business ottenendo importanti vantaggi.
A testimoniarlo i CIO di alcune medie aziende presenti nel corso delle tre tappe del roadshow, che hanno esposto casi di successo legati all’implementazione di servizi cloud targati Nanosoft.
Come Marco Crotti, CIO del Gruppo Poligrafica San Faustino Spa, che sottolinea come oggi l’IT manager sia messo dal cloud nelle condizioni migliori per monitorare i processi offrendo soluzioni versatili e scalabili grazie.
Per le organizzazioni e i CIO desiderosi di cambiare passo, per tutti coloro che credono nelle potenzialità delle tecnologie e che vedono solo la punta di un iceberg – nella speranza di intravedere anche la parte nascosta – adottare il cloud computing non è questione di scelta, ma di risposta a necessità di business.
Un business che cambia in un rapporto proporzionale all’implementazione di architetture IT e al cambiamento organizzativo che inevitabilmente ne consegue. Di questa mutazione il CIO è in assoluto il protagonista numero uno. La trasformazione del suo ruolo aziendale, da gestore di tecnologie informatiche a consulente di nuovi processi di business, sta conquistando sempre più attenzione anche nelle pagine dei principali media e osservatori economico-finanziari. L’argomento è molto caldo, tanto che viene trattato anche in specifiche rubriche, nelle quali viene sempre sottolineato lo stretto rapporto fra cambiamento e sviluppo della competitività derivante da una miglioramento generale dei processi.
La voglia di riscatto per una funzione spesso bistrattata e il sentore di un’evoluzione del ruolo dell’IT viene dunque da più parti, e ai più alti livelli. La questione è posta come centrale e da considerarsi prioritaria per il board aziendale.

http://www.nanosoft.it/

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