Rfid, applicazioni della tecnologia nel settore Sistema legno-arredo

Tags: automatic identification data capture, ncf, rfid, sistema legno-arredo

Gli strumenti di acquisizione automatica di dati per identificare oggetti e persone senza l’ausilio dell’uomo stanno rivoluzionando il settore.
Ecco quali sono i molteplici utilizzi adottati dalle diverse aziende.

di Lorenzo Magherini*, Romeo Bandinelli, Rinaldo Rinaldi

Il Sistema legno-arredo costituisce, insieme con il Sistema moda, uno degli assi portanti del made in Italy con un volume complessivo della produzione che incide per circa il 6% sul totale dell’industria manifatturiera italiana. Il settore si suddivide per il 60% della parte ‘mobile’ e per il restante 40% del comparto ‘legno’. Il Sistema legno-arredo è ancora oggi caratterizzato dalla prevalenza di imprese di piccola e media dimensione a proprietà familiare operanti in distretti industriali e dall’alto grado di deverticalizzazione che rende la sub-fornitura specializzata un importante anello della filiera produttiva. Nell’ultimo periodo sono in aumento i fenomeni inversi di integrazione verticale.
I principali Paesi importatori di mobili sono Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia.
La Cina ha più che raddoppiato le sue esportazioni da 25 miliardi di dollari nel 2009 a più di 53 nel 2015, ma negli ultimi anni il ritmo di crescita è molto diminuito. Gli altri grandi esportatori di mobili sono Germania, Italia e Polonia. Il 2015 ha segnato l’arresto della caduta dei consumi di mobili grazie anche ad alcuni incentivi come il ‘bonus mobili’ contenuto nella legge di Stabilità. Anche i mercati dell’Unione europea hanno ripreso a crescere portando nello scenario internazionale a una crescita del fatturato del settore all’1,8%.

Rfid, mercato in espansione


Il termine Rfid (Radio frequency identification) afferisce a una tecnologia che permette di acquisire automaticamente dati per l’identificazione dioggetti e persone all’interno di un sistema informatico senza l’ausilio di un operatore umano. In generale i sistemi che svolgono queste funzioni vengono definiti come Aidc (Automatic identification and data capture) ed Rfid si colloca in questa categoria. Sebbene questo tipo di applicazionisia di recente concezione, la radio-identificazione esiste da oltre 50 anni: i suoi albori risalgono ai tempi della Seconda Guerra mondiale per aiutare i tecnici radar nel distinguere gli aerei alleati da quelli ostili.
Oggi il campo dell’identificazione a radio frequenza è uno dei più vivi ambiti di ricerca e innovazione al servizio di un numero sempre crescente di potenziali fruitori. Basti pensare al fatturato, che nel 2012 valeva 6,98 miliardi di dollari, 7,88 nel 2013, 9,2 nel 2014 e in crescita anche nel 2015 (Figura 1, dati IDTechEx).
Uno dei principali motivi di diffusione dipende dalle molteplici applicazioni possibili che spaziano dalla regolamentazione degli accessi all’identificazione delle merci. Oggi è facile imbattersi in sistemi per l’identificazione ottica, meglio noti come codici a barre, facilmente identificabili su tutti i beni commercializzati.
Con il codice a barre non è possibile, con un solo lettore, acquisire simultaneamente più codici. Il processo di acquisizione dei dati è quindi molto oneroso in termini di tempo e di tecnologia, soprattutto qualora si vogliano automatizzare le operazioni di lettura.
L’utilizzo di una soluzione tecnologica a radio frequenza anziché ottica rappresenta una valida soluzione poiché la prima, infatti, consente di riconoscere una pluralità di oggetti contemporaneamente, non richiede la visibilità ottica delle etichette (che quindi possono venire lette anche se poste all’interno degli imballi dei prodotti) ed è meno sensibile alla velocità di transizione dell’oggetto rispetto al lettore (perché non deve essere acquisita una immagine ferma, ma viene ricevuto un segnale che propaga in aria).
Il sistema di acquisizione dei dati è costituito da un ricetrasmettitore (reader o transceiver) e da un tag (o transponder) collocato sull’unità logistica da identificare, in grado di comunicare tra loro con l’ausilio di antenne scambiandosi segnali modulati a radiofrequenza; l’Rfid quindi non ha l’esigenza di abbinare fisicamente al prodotto un lettore ottico (come succede nel caso dei bar-code).
La tecnologia Rfid grazie alle sue caratteristiche è stata applicata in moltissimi campi: possono essere distinti in base al metodo di scrittura dei dati o della tipologia di alimentazione/attivazione.
La famiglia degli Rfid Nfc (Near field comunication) può essere considerata appartenente alla seconda generazione delle tecnologie che utilizzano le radiofrequenze. Questa tecnologia è stata ideata per trasferire piccole quantità di dati: l’obiettivo è dotare i dispositivi ad ampia diffusione un tipo di comunicazione wireless semplice e veloce da realizzare, che serva da ponte a servizi già esistenti o che permetta la realizzazione di un nuovo tipo di servizi. Tutto questo è stato permesso tramite l’inserimento degli Nfc nei cellulari.
I maggiori aspetti innovativi propri della tecnologia Nfc sono essenzialmente tre, consentendo un’ulteriore marcatura rispetto alle altre tipologie di comunicazione wireless come Bluetooth e Wi-fi. Prima novità introdotta dall’Nfc è l’assenza della wireless personal area network (Wpan), come avviene nelle comunicazioni Bluetooth e Wi-fi; infatti non viene creata una rete, bensì si instaura una comunicazione punto-punto tra due dispositivi per volta, portando ad avere un’area di comunicazione tra i due dispositivi molto più ristretta rispetto alla Wpan.
La seconda innovazione può essere descritta attraverso il concetto del low friction set-up. Lo scambio di dati tra due sistemi Nfc avviene avvicinando due dispositivi abilitati alla tecnologia. Vengono quindi superate le fasi dell’attesa del pairing e dell’inserimento della password per attivare la comunicazione che avviene nell’ambito Bluetooth; e, per quanto riguarda le connessioni Wi-fi, le fasi della ricerca della rete e, anche in questo caso, dell’inserimento delle password per l’utilizzo.
L’ultima innovazione riguarda le modalità di funzionamento. Possono essere effettuate letture di tag o di circuiti integrati che, se sottoforma di stickers, è possibile applicare a qualsiasi tipo di oggetto o persone. Con i sistemi operativi Android, la lettura del tag è molto semplice: basta avvicinare il dispositivo al tag per riceverne i dati contenuti senza che ci sia bisogno di lanciare alcuna applicazione. Solitamente i tag utilizzati contengono piccole quantità di dati, nell’ordine di pochi Kb, come Url, vcard, testi o contatti. 

Per leggere l’articolo completo (totale battute: 22200 circa – acquista la versione .pdf scrivendo a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419)

 

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