Industria 4.0 e manifatturiero: Festo guida le aziende nella quarta rivoluzione industriale

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Festo guida le aziende nell’Industria 4.0.
Per la seconda tappa del suo roadshow Industry 4.0, la voce di chi produce l’azienda ha scelto il Museo Nicòlis di Villafranca di Verona: un luogo simbolo per l’innovazione e che permette di conoscere quasi 300 anni di novità in ambito industriale, con un racconto che si snoda attraverso le prime tre rivoluzioni industriali. E che oggi si aggiorna con la quarta grazie al viaggio offerto da Festo nelle realtà di chi ha già introdotto progetti in ottica Industria 4.0.

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Giampiero Bighiani, General Manager di Festo Industrial Automation

L’Industry 4.0 è un’opportunità interessante e imperdibile per continuare a sviluppare il mercato italiano”, ha spiegato Giampiero Bighiani, General Manager di Festo Industrial Automation. Che ha poi invitato le organizzazioni a puntare anche l’attenzione “alle competenze sia interne sia dei clienti per interpretare al meglio la sfida dell’Impresa 4.0”. Un tema che Festo conosce molto bene, visto che in Germania collabora, con altre aziende, proprio al piano governativo dellIndustry 4.0 che Berlino ha saputo trasformare in realtà tangibile per le aziende tedesche. E che il Governo italiano ha preso come esempio per il Piano Nazionale Industria 4.0 (tema del numero speciale di Ottobre-Novembre di Sistemi&Impresa).
Sull’Industria 4.0, Alessandro Enna, Direttore di Festo Academy Italia, ha sottolineato che “le tecnologie sono abilitanti” del nuovo modo di lavorare, ma “bisogna considerare anche il ruolo delle persone”. E soprattutto le aziende devono capire che “è impossibile fare tutto da soli”: “Serve una forte collaborazione tra le organizzazioni, comprese quelle più grandi”.

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Alessandro Torsoli, Presidente dell’Aidam

Puntare sull’Industria 4.0 è tuttavia l’ultima chiamata per il manifatturiero italiano, come ha specificato Alessandro Torsoli, Presidente dell’Associazione italiana di automazione meccatronica: un settore cruciale per il nostro Paese con il suo 15% di peso sul Prodotto interno lordo e il suo giro di affari intorno ai 900 miliardi di euro e che dà lavoro a circa 4 milioni di lavoratori.
È la chance per il rilancio del manifatturiero”, è stato il messaggio di Torsoli. Che dalla quarta rivoluzione industriale si attende: “L’incremento della flessibilità della produzione; il miglioramento della velocità di produzione; il miglioramento della qualità del prodotto; l’aumento della produttività”. Con l’obiettivo finale di “creare valore sul cliente”.
All’estero, infatti, i temi della Smart Factory sono già stati sviluppati e molti Paesi si sono già mossi a grande velocità: “Il rischio è essere tagliati fuori se non ci muoviamo in modo rapido”, ha continuato il Presidente dell’Aidam.
Proprio per colmare il gap, il Governo ha messo in atto il Piano Nazionale Industria 4.0 focalizzando l’attenzione sul manifatturiero dopo che ha stimolato il Cluster Fabbrica Intelligente, nato per mettere a fattor comune associazioni, aziende, università e centri di ricerca sui temi dell’innovazione tecnologica.
I progetti di digitalizzazione, però, devono riguardare anche le Piccole e medie imprese: “È necessario che le aziende leader di mercato facciano da traino; questo può stimolare le Pmi a loro legate, ma queste ultime devono aggiornarsi e cambiare la strategia per restare all’interno dell’ecosistema”.

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L’Industria 4.0, tuttavia, porta con sé alcuni problemi: “Si tratta di paure, ma anche resistenze, per esempio gli impianti non ancora tecnologicamente pronti, così come le aspettative dei clienti che vogliono di più con meno spese”, ha spiegato Claudio Coradeschi, EMEA Industry Value Engineering di SAP Italia.
L’offerta di SAP in ambito Industria 4.0 è SAP Connected Manufacturing, che come ha illustrato il manager dell’azienda, ha già visto numerose applicazioni. Come quella in Trenitalia per la “manutenzione dinamica del Frecciarossa 1000”, che ha permesso, attraverso l’estrazione e l’analisi dei dati del treno, di risparmiare fino al 10% delle spese di manutenzione. In ambito manifatturiero, invece, SAP ha promosso l’innovazione in Ebm-Papst: “L’azienda ha cambiato la linea produttiva orientandosi all’Industria 4.0 arrivando al controllo attivo del processo, alla tracciabilità e all’eliminazione della carta”. O ancora in Faurecia per “l’analisi predittiva” applicata alla ricerca delle anomalie.

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Stefan Schwerdtle, Vice President Production Factory Scharnhausen di Festo AG

Dell’Industria 4.0 Festo è protagonista avendo costruito in Germania un nuovo stabilimento, che Sistemi&Impresa ha visitato a giugno 2016 (leggi l’articolo sul numero di Agosto della rivista, clicca qui per richiedere il pdf). A Scharnhausen, l’azienda ha creato un plant per “vincere la sfida della competizione globale”, ha spiegato Stefan Schwerdtle, Vice President Production Factory Scharnhausen di Festo AG.
Per realizzarlo ha introdotto numerose innovazioni: “L’automazione intelligente, la collaborazione tra funzioni, la Lean production, una nuova efficienza energetica e riqualificato i collaboratori”, ha chiarito il manager.
E a proposito di competenze, a Scharnhausen è stato fatto anche un investimento proprio sulla formazione delle persone con un Training centre per l’aggiornamento dei collaboratori.

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Ugo Ghilardi, Product Line Director Europe di Comau

Numerose sono le aziende che stanno cavalcando l’onda dell’Industria 4.0 come Comau, azienda del network FCA Group che, come ha spiegato Ugo Ghirardi, Product Line Director Europe, grazie alla presenza globale “ha una visione completa su tutto il mercato”.
“Comau ha messo in atto una serie di iniziative per l’Industria 4.0 – sia per i ‘clienti’ interni sia per quelli esterni – che abbiamo scelto di raggruppare in tre pilastri: soluzioni user-to-use; added value manufacturing solution; collaborazione uomo-macchina”, ha illustrato Simone Belardinelli, Process and System Integration Manager dell’azienda.
Due esempi per comprendere gli investimenti di Comau. “Abbiamo dotato i nostri prodotti di QRcode che permette la gestione dei dati in modo organizzati e quindi fruibili in formato digitale; poi abbiamo introdotto l’uso della realtà aumentata nell’assemblaggio con un proiettore che spiega i vari passaggi del lavoro”, ha continuato il manager. “Sono due implementazioni semplici, che aiutano le persone nelle operazioni quotidiane e semplificano le attività, avendo spostato a monte la gran parte del lavoro che presuppone competenze e strutture adeguate allo sviluppo delle tecnologie”.

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