Tante opportunità

Tags: alimentare, articolo, automazione, Carlo Marchisio, food, tecnologie, tracciabilità

Fonte: Automazione Oggi

A cura di:
Carlo Marchisio, Comitato Tecnico Automazione Oggi

Con un fatturato di 120 miliardi di euro l’industria alimentare è il secondo settore industriale italiano dopo quello metalmeccanico. Ed è un comparto ricco di opportunità per l’automazione; parliamo, ad esempio, di tracciabilità. Nel corso del 2009 lo scenario tecnologico si è sensibilmente evoluto, in meglio. Le frequenze UHF usate dai tag Rfid, fondamentali per la diffusione su vasta scala della tracciabilità evoluta, sono state liberalizzate anche in Italia. E hanno fatto la loro comparsa alcune tecnologie interessanti, come quella dei tag organici. I middleware per la gestione della tracciabilità hanno raggiunto nel 2009 una sostanziale maturità tecnologica. Infine, i magazzini e le piattaforme logistiche stanno procedendo all’adozione di soluzioni di picking intelligente e di sistemi wireless. Le Istituzioni italiane, infine, sono più determinate rispetto al 2008 nell’applicare metodologie capaci di tutelare il ‘made in Italy’, il che ha reso la filiera alimentare più sensibile alla tracciabilità evoluta. Non si può poi dimenticare il tema dell’efficienza energetica: la filiera agroalimentare in questo è ancora ‘carente’.

Dal 1995 a oggi il consumo energetico del comparto è cresciuto del 35%, tanto che esso è ora responsabile del 50% della CO2 emessa a livello mondiale. È quanto emerso dal convegno “Il risparmio energetico nella filiera agroalimentare: dalla produzione agricola alla Grande Distribuzione Organizzata” organizzato dalla Camera di Commercio di Milano. In Italia dal 1995 a oggi il consumo energetico della filiera agroalimentare è cresciuto del 35%, a fronte di un incremento della produzione compreso tra l’11 e il 13%, secondo soltanto a quello dell’industria dei materiali (+41%) e superiore perfineo ai comparti meccanico e chimico.

Sempre restando in tema, l’Agenzia delle Nazioni Unite a Roma, tramite l’Ambasciatore Pietro Sebastiani, ha affermato come il problema della mancanza di cibo nei Paesi arretrati non si debba affrontare pensando solo all’aspetto produttivo, bensì occorra considerare tutti gli anelli della catena che porta i raccolti a divenire prodotti finiti. La sfida è avere filiere ‘corte’ e di ridotte dimensioni nelle zone depresse del mondo. Ne consegue la necessità di realizzare nuovi impianti/macchinari, con incremento dell’automazione.

Per finire, quando è a pieno regime, l’azienda è concentrata sulla produzione e non trova il tempo e le risorse per investire in progetti di ottimizzazione delle attività. Quando è in difficoltà, invece, investe in soluzioni capaci di garantirle un valore aggiunto, quindi in software di supervisione, energy management, MES, analisi integrata dei KPI, nonchè in macchine più performanti con soluzioni meccatroniche evolute.

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