Tecnologie nel Fashion per inseguire la personalizzazione

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Per avere un’idea del peso del mercato del Fashion, basti pensare che ha raggiunto in Italia un valore 90 miliardi di euro, pari al 40% dell’intero mercato del lusso, secondo recenti ricerche. Nel confronto con l’estero, il nostro Paese ha da solo il controllo della moda europea, grazie a una fetta che equivale al 35%, mentre il secondo classificato è a oltre 20 punti percentuali di distanza.

Se Industria 4.0 rappresenta un cambio epocale di paradigma, ciò vale a maggior ragione per le aziende della moda che sono rimaste per troppo tempo fautrici del continuo cambiamento di prodotto (ogni sei mesi), mantenendo però i processi sempre invariati. Anche l’approccio alla vendita online era stato inizialmente una concessione di alcuni prodotti, spesso profumi o sciarpe, meno costosi, semplicemente per ampliare la base di vendita.

Nel 2017 è però avvenuta la definitiva capitolazione, anche da parte delle imprese più restie, tanto che oggi tutte le case di moda possono vantare una propria piattaforma ecommerce. Secondo i dati raccolti da McKinsey e Fondazione Altagamma riguardo alla Digital Luxury Experience, i negozi fisici non hanno perso il loro ruolo chiave: oggi rappresentano ancora il 92% delle vendite, ma si stima scenderà all’88% nei prossimi due anni, per assestarsi attorno all’81% nel 2025. Appare allora evidente come, sull’onda del boom dell’online, la mappa delle vetrine sta cambiando e la sfida delle imprese del mondo del Fashion si gioca sempre più negli spazi virtuali.

Parallelamente cambia anche la percezione del consumatore, in relazione alla quale una ricerca di The European House of Ambrosetti ha individuato cinque aree che rappresentano possibili fattori critici nella gestione della Supply chain: fattori economici, trasparenza e sostenibilità, rapidità di risposta al mercato, innovazione e globalizzazione. Sfide che portano con sé nuove esigenze e modelli di business innovativi.

Artigianalità e innovazione puntano sul lavoro di squadra virtuale

Dal 1968 a oggi, le trasformazioni sono state il pane quotidiano per il tacchificio Del Brenta, tanto che l’inizio del nuovo Millennio ha visto una fase di totale rinnovamento e ammodernamento, che ha portato alla costruzione di una nuova sede a Perarolo di Vigonza, nel Padovano.

Nonostante Giorgio Polato, il fondatore, sia ancora molto presente in azienda, la guida è passata alla seconda generazione: “Luciano, il figlio, è un grande innovatore, ancora prima che sulle tecnologie, sul modello e sui processi. Credo che il desiderio di innovazione faccia parte del Dna stesso dell’azienda, mai ferma e sempre aperta al cambiamento”, dichiara Stefano Bezzon, Head of Innovation di Del Brenta.

Quando poi è giunto il momento di interrogarsi su come affrontare il processo di trasformazione digitale, “ci siamo resi conto che l’artigianalità nel realizzare il prototipo a mano è il valore aggiunto della nostra proposition”, ricorda Bezzon. “Era quindi per noi prioritario non snaturare il processo”. La tecnologia doveva infatti assolvere la funzione di “comunicare al cliente”: “Lo sforzo è comprendere come la tecnologia può dare visibilità al prodotto, che vanta una modelleria fatta a mano”. Così la tecnologia è messa al servizio della tradizione artigiana che da 50 anni accompagna la storia di Del Brenta.

Dal momento che il tacchificio ricopre il ruolo di terzista, specializzato nella fornitura dei principali brand di moda, il compito primario è “sviluppare prodotti per soddisfare i desideri dei nostri clienti”. È richiesta notevole velocità e, a detta dell’Head of Innovation di Del Brenta, “per noi una componente decisiva è rappresentata dal lavoro di squadra”: “Essere virtualmente nella stessa stanza con fornitori e clienti porta valore aggiunto già a partire dalla fase di progettazione, rendendo possibile un dialogo in tempo reale e il lavoro a più mani sullo stesso prototipo”.

La soluzione ideale è stata trovata in Cisco Spark, una piattaforma che consente di dialogare in maniera informale, tramite chat e videochiamate. Bezzon commenta entusiasta: “Una simile modalità è senza dubbio più rispondente alle esigenze del cliente, ha portato al miglioramento della comunicazione interna, anche fra colleghi, e rende possibile la presenza in tempo reale di team di lavoro differenti. La condivisone dello schermo e la possibilità di inquadrare il prodotto da diverse angolazioni contribuiscono alla collaboration”.

Un altro ambito che coinvolge ragionamenti di interesse riguarda la Smart logistics, ovvero la movimentazione degli strumenti legati alla produzione. Per pilotare il cambiamento in modo consapevole, Del Brenta ha stabilito al suo interno due linee guida: “Ogni modifica ai processi deve avere almeno due ragioni, una delle quali preferibilmente volta a migliorare la vita di coloro che lavorano a stretto contatto con il contesto di riferimento”, prosegue il manager. “Al tempo stesso, ogni operazione deve richiedere al massimo tre clic, e su questo aspetto mostriamo grande rigidità, perché riteniamo che l’innovazione debba tassativamente passare per la semplificazione delle procedure”.

 

È possibile leggere altre testimonianze sul numero di Marzo di Sistemi&Impresa.
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Veronica Pastaro

Veronica Pastaro, laureata in Cultura e Storia del Sistema Editoriale, è redattrice della casa editrice Este. Dopo aver conseguito il master di II livello Professione Editoria Cartacea e Digitale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha collaborato con testate sportive online e piccole case editrici librarie.

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