Tradizione, tecnologie e ambiente i plus per il Sud che innova

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Non mancano esempi di innovazione nel comparto manifatturiero del Sud Italia. Le esperienze che riportiamo riguardano il settore alimentare, ma anche l’alta tecnologia e le lavorazioni di precisione.
di Luca Bastia

L’inchiesta “Innovazione e Territorio” iniziata con il numero di marzo di Sistemi&Impresa giunge con questo articolo alla terza parte. La prima si è occupata del Nord Est, la seconda (maggio) del Nord Ovest e ora portiamo le esperienze di innovazione nelle regioni del Sud Italia. Non troveremo esempi di Industra 4.0, ma le imprese che abbiamo sentito in questa inchiesta mostrano comunque una propensione all’innovazione. Forse la nuova spinta in questa direzione che il piano del Governo appena annunciato dovrebbe imprimere, potrebbe essere nuova linfa per l’innovazione di queste aziende che non mancheranno di sorprenderci nei prossimi anni.

Il comparto alimentare sta al passo con i tempi
Dolceamaro punta all’integrazione della filiera produttiva Dolceamaro dal 1975 produce confetti per eventi e cerimonie; successivamente, negli Anni 90, si sposta nel settore del food service (prodotti monodose, chicchi di caffè e frutta secca ricoperta), questo ha costituito il primo volano per l’export soprattutto nell’area mitteleuropea, in seguito l’azienda si è evoluta nel mondo della cioccolateria del modellaggio (tavolette di cioccolato e modellati da ricorrenza – prevalentemente per il mercato italiano) per poi puntare al mondo del bakery confectionary con l’introduzione dei macaron. Dolceamaro oggi è presente sul mercato domestico e internazionale (21 Paesi) con due brand, PAPA posizionato nell’alta confetteria e nella cioccolateria gourmet e Cuorenero vocato alla Grande Distribuzione Organizzata, al department store retail e alla distribuzione autostradale. La società realizza una fatturato di circa 7 milioni di euro e si avvale di circa 50 dipendenti dei quali cinque dedicati alla ricerca e sviluppo. “Siamo nel canale dei department store per il mercato nord americano e quello cinese, nel canale food service per il mercato mitteleuropeo, mentre per l’Italia siamo prevalentemente nel segmento della confetteria nel quale rappresentiamo uno dei principali player”, spiega Simone Chiovitti, Marketing Executive della società.
“Per quanto riguarda l’innovazione siamo concentrati nell’integrazione verticale della filiera produttiva attraverso il ritorno alla cultura della mandorla nel territorio molisano, abruzzese, del nord della Puglia e del nord della Campania per diventare sempre più autosufficienti e avvicinarci maggiormente al mercato ‘funzionale’ (biologico, nutraceutico, ndr). Azioni che riteniamo strategiche per una maggiore internazionalizzazione dell’azienda e per portare innovazione di prodotto”.

La ricerca in Dolceamaro
Dolceamaro concentra molte risorse nella ricerca per riuscire ad abbandonare tutti gli aromi e i coloranti. “Stiamo pianificando una maggiore attenzione alle esigenze del consumatore in un’ottica custom made e abbiamo iniziato una collaborazione con il campus biomedico di Roma e l’Unimol (Università degli Studi del Molise) di Campobasso per sviluppare dei prodotti ‘funzionali’; per esempio stiamo sviluppando prodotti per chi segue una dieta free from (celiaci, vegani)”, sottolinea Chiovitti.
Obiettivi della società sono la tracciabilità della materia prima, curare il gusto, ma anche gli aspetti nutrizionali e biologici. “Cerchiamo di essere molto attenti a questi aspetti nella fase di innovazione di prodotto poiché è proprio su questo che il consumatore pone sempre più attenzione. Attualmente siamo nella fase di ultimazione del processo di R&D. A breve presenteremo nuovi prodotti basati su questa filosofia”. “L’obiettivo sul mercato domestico”, aggiunge il manager, “è un consolidamento dell’immagine del marchio e, in ambito confetteria, andare a coprire aree che i competitor non esplorano, come l’abbandono dei coloranti, l’uso di ingredienti naturali, l’impiego di sola frutta e non di aromi artificiali, la tracciabilità del cioccolato, l’utilizzo di materie prime biologiche. Per quanto riguarda invece il mercato estero ci proponiamo un consolidamento su alcuni mercati (in particolare quello nordamericano) e un ampliamento consistente sui mercati asiatici che sono quelli su cui stiamo strategicamente puntando. Per esempio il mercato cinese è uno di quelli che recepisce da sempre la sugar confectionary più sviluppata rispetto al chocolate confectionary (molto usato per eventi, cerimonie e ospitalità), però si sta orientando, causa inquinamento, obesità e problemi dentali, verso lo sugar free e l’uso di prodotti erboristici”.

Le innovazioni in produzione
“Per quanto riguarda le nuove produzioni”, specifica Chiovitti, “nella maggior parte dei casi si tratterà di andare a prendere ciò che a livello artigianale facciamo tradizionalmente come produttori di confectionary italiano, quindi traghettare la tradizione confettiera e cioccolatiera verso un uso più consapevole delle materie prime e dei prodotti alimentari. Dall’altra parte, in un’ottica di customizzazione di prodotto, probabilmente rivedremo alcune metodologie produttive e con l’impiego di specifiche macchine”.

Per leggere l’articolo completo (totale battute: 40000 circa) – acquista la versione .pdf scrivendo a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419)

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