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Da fabbrica tradizionale a connessa: guida alla trasformazione digitale

Macchine che si ‘parlano’; robot in linea di produzione; dati disponibili in tempo reale… La quarta rivoluzione industriale è già realtà e ha imposto una imponente trasformazione (digitale) delle aziende. La fabbrica, che il dizionario Treccani definisce come il “complesso di ambienti di un edificio, disposti e riuniti in modo da costituire un organismo strutturale autonomo”, si sta adattando al nuovo scenario e – in molti casi – si è già proiettata nel futuro grazie alle nuove tecnologie, oggi rese più accessibili e certamente più user friendly rispetto a pochi anni fa.

Dalla ‘fabbrica tradizionale’ a quella ‘connessa’

Il passaggio dalla ‘fabbrica tradizionale’ a quella ‘connessa’, però, è una fase delicata che impone un ripensamento globale dell’azienda: non tutte le organizzazioni sono pronte per la ‘rivoluzione’. Per la verità quelle in ‘ritardo’ sono poche, ma resta un nucleo di imprese ancora ancorate a modelli produttivi ormai superati. A confermarlo è un recente studio del Politecnico di Milano: se nel 2016 il 40% di aziende coinvolte in una ricerca sul livello di diffusione dell’Industria 4.0 ammetteva di “non averne conoscenza”, nel 2017 la percentuale si era ridotta all’8%. Finora, infatti, l’Industria 4.0 si è rivelata un volano per gli investimenti: secondo gli ultimi dati disponibili sul business generato dalla quarta rivoluzione industriale, si parla di circa 1,7 miliardi di euro movimentati tra beni e servizi legati alla fabbrica connessa. Secondo IDC, società specializzata in ricerche in ambito ICT e innovazione digitale, la digitalizzazione dovrebbe generare entro il 2019 opportunità di mercato pari a 2,1 trilioni di dollari.

L’impresa connessa grazie ai dati 

In realtà, più che di fabbrica connessa, sarebbe più corretto parlare di ‘impresa’ connessa, visto che la Digital transformation impatta su ogni aspetto dell’organizzazione. Il dato – elemento al centro del nuovo scenario e della trasformazione che stiamo assistendo – è il nuovo asset su cui si regge la nuova organizzazione: è la sua memorizzazione, la sua analisi e la conseguente trasformazione in informazione che consente alle aziende di ‘evolvere’, creando un sistema olistico di cui la produzione è un tassello. Legato al dato c’è la tecnologia, che abilita un nuovo modo di lavorare e che trasforma le macchine in sistemi intelligenti. Ma l’evoluzione impone l’implementazione di nuovi modelli produttivi, a seguito dei quali si può impostare la strategia tecnologica utile per sostenere la trasformazione. Al centro, infatti, oggi c’è il cliente e il modello lineare – quello che dalla produzione di un bene lo porta al consumatore – non è più attuale e non è ormai in grado di rispondere alle nuove esigenze: la catena del valore è oggi complessa e soprattutto connessa, perché tutti gli attori della filiera devono essere aperti allo scambio di informazioni per soddisfare le necessità dei clienti. Essere un’impresa smart significa quindi essere ‘smart’ nel produrre i prodotti giusti nel momento indicato ai consumatori. Fondamentale è anche la formazione, che assume un ruolo nello sviluppo dell’industria intelligente. Il nostro viaggio nella trasformazione in fabbrica connessa inizia da qui. Ne abbiamo parlato con alcuni dei principali player di mercato.
L’articolo completo è stato pubblicato sul numero di Maggio 2018 di Sistemi&Impresa. Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434400)

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Dario Colombo

Dario Colombo, laureato in Scienze della Comunicazione e Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, è caporedattore della casa editrice Este. Giornalista professionista, ha maturato esperienze lavorative all’ufficio centrale del quotidiano online Lettera43.it dove si è occupato di Economia e Politica, e nell’ufficio stampa del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.