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L’evoluzione applicata all’azienda: la lezione d’innovazione di Darwin

Potrebbe apparire difficile trovare un settore ‘da scoprire’ nell’opera di Darwin, eppure non è così*. Le ragioni, con ogni probabilità, sono imputabili a una sorta di ‘destino’ che ha accompagnato il suo programma scientifico sino ai giorni nostri, dalla seconda metà dell’Ottocento, una lunga e ininterrotta serie di duelli all’ultimo sangue: creazionismo vs evoluzionismo; continuismo vs saltazionismo; selezione naturale vs. schemi evolutivi, ecc. Duelli che hanno, in qualche modo, ‘piegato’ Darwin dall’una o dall’altra parte con le inevitabili parzialità. Questo nel passato, ma oggi?   Non voglio dire che occorrerebbe portare alla luce la ‘verità’ su Darwin, voglio dire – molto più modestamente – che la moderna scienza riduzionista (di stampo neopositivista) ha finito per interpretare Darwin come se si trattasse di uno scienziato che formula ipotesi, quindi le controlla e, se reggono ai ‘controlli’, le colloca nell’edificio inferenziale della sua scienza dell’evoluzione.   L’attualità del programma scientifico di Darwin   Darwin si chiede spesso a che cosa possa servire la sua teoria e come possa influire sulle discipline scientifiche specialistiche. Occorre tener presente che questa domanda viene fatta presupponendo, come fa Darwin, l’impossibilità di ricostruire l’evoluzione, mediante una sequenza di passi lineari, a partire dai suoi tratti ancestrali. Come abbiamo visto, lo stesso Darwin ci dice che è impossibile “ricostruire” la complessità di una qualsiasi struttura biologica, mediante una sequenza finita di passi inferenziali (tipo “se A, allora B”) a partire dalle sue strutture ancestrali. L’alternativa usata da Darwin sono gli schemi antropici e dissipativi.   Occorre ricordare che i suoi schemi evidenziano una rete di “azioni generative” che mettono in relazione qualsiasi novità evolutiva con la totalità degli stati ancestrali precedenti. Su questa base, è come se gli schemi avessero la capacità di relazionare qualsiasi “stato” appartenente al sistema “evoluzione” alla totalità delle relazioni appartenenti al sistema stesso (è una prerogativa appartenente a qualsiasi sistema dissipativo).   Se seguiamo questo fil rouge, potremmo individuarne altrettante tappe che, per usare le parole di Darwin, ci portano verso… una storia orizzontale della Terra in tempi recenti. Significa, in termini attuali, che la teoria degli schemi evolutivi sta alla base di una biologia generale dello sviluppo co-costruttivo e dissipativo dell’intera biosfera. Paradossalmente la prima tappa in questa direzione è anche la più importante e prende una forma quasi definitiva già nel Red Notebook.   Mente e Individuo: l’autocoscienza e il problema difficile in Darwin   In questa sorta di bagno di relazioni la mente e la coscienza, oltre a indagare i fenomeni che avvengono nella trama dell’evoluzione, ne sono a loro volta il risultato complesso. È la possibilità della mente di riflettere su se stessa comprendendo i propri schemi evolutivi in quanto sono gli stessi schemi che operano anche nella biosfera.   In questa prospettiva l’autocoscienza, per Darwin, si reggerebbe su di una interazione co-costruttiva fra tre mondi: in primo luogo il mondo degli schemi che funge da “medium” in quanto “compenetra” gli altri due; in secondo luogo il mondo della biosfera che si sviluppa in ragione di questi stessi schemi; in terzo luogo, il mondo della mente che può vedere se stessa (i propri schemi) “estraendoli” dalla dinamica evolutiva della natura. In questo senso è come se, per Darwin, i fenomeni della mente, cosciente di se stessa, fossero frutto della “compenetrazione” di tre mondi, quello degli schemi evolutivi, della mente e della biosfera. Si tratta di un programma di teoria della mente e dell’autocoscienza, ancor oggi incredibilmente originale e unico, basato su schemi evolutivi.   Comportamenti intenzionali: i prolegomeni di una teoria dei comportamenti e dell’economia evolutiva   Darwin, lo ricordiamo, nel Taccuino C aveva annotato: “…Ha la massima importanza mostrare che i comportamenti a volte precedono le strutture”. La breve notazione riflette uno schema antropico basato sui comportamenti intenzionali degli individui pensanti, quindi autocoscienti. Quindi, lo precisiamo, non si tratta di comportamenti frutto del peculiare programma biologico di una determinata specie, piuttosto di comportamenti indirizzati intenzionalmente alla realizzazione di uno scopo.   Questo schema, che dovrebbe sancire la priorità dei comportamenti sulle strutture, è usato da Darwin, soprattutto nei casi in cui si verificano fluttuazioni indecidibili. Tuttavia viene usato anche in un’altra direzione, infatti determinati comportamenti, all’interno di una specie, sarebbero finalizzati alla generazione di nuovi mezzi di sostentamento, in competizione con quelli ancestrali; si produrrebbero in questo modo altrettante “nicchie alimentari” esclusive per chi le ha prodotte.   In questo senso l’influenza di quella che Darwin chiama “economia naturale” sui fenomeni di speciazione o sulla generazione di “varietà” sarebbe ascrivibile proprio ai comportamenti finalizzati. Darwin spiegherebbe, in questo modo, il fenomeno dei Fringuelli di Daphne Maior, interpretandolo come una peculiare distribuzione di differenti intenzionalità comportamentali che determina altrettante “divergenze” nella generazione dei “mezzi di produzione”. In entrambi i casi, quello che colpisce è l’incredibile attualità dell’impostazione darwiniana basata su schemi.   È come se Darwin ci anticipasse la possibilità, rispettivamente, di: una teoria dei comportamenti basata su schemi evolutivi; una teoria di economia evolutiva, anche questa, retta da schemi (personalmente ritengo che Darwin sia stato il fondatore dell’economia evolutiva). Il tutto determinato da una dinamica (quasi si trattasse di un moderno paesaggio di fitness) in cui economia naturale, comportamenti, e speciazione rappresenterebbero strutture che ‘sfumano’ le une nelle le altre.   Sistemi complessi e schemi dissipativi   Questa è una delle caratteristiche di Darwin fra le più interessanti. Infatti la sua teoria dell’evoluzione implica la qualificazione disposizionale dei sistemi complessi e questa è resa possibile, come abbiamo visto, da schemi antropici e dissipativi. In questi sistemi, lo ricordiamo, ciascuno ‘stato’ prende consistenza solo in ragione di una complessiva rete di interazioni co-costruttive con tutti gli altri. È come se ciascuno di questi stati potesse ‘vedere’ l’intera rete delle relazioni e interagisse con tutti i nodi.   La conseguenza di questo complesso olistico di interazioni è un sistema dissipativo in cui le strutture si compenetrano le une con le altre; quindi ‘stati’ che fluttuano reciprocamente rendendosi distinguibili solo ‘a tratti’ e, in altri ‘tratti’, completamente indecidibili; filum evolutivi del tutto intrecciati fra loro, con l’impossibilità di essere identificati isolatamente. In questa prospettiva gli schemi dissipativi è come se rappresentassero altrettanti ‘attrattori’ in grado di qualificare ‘disposizionalmente’ i processi non compiuti, le fluttuazioni indecidibili, le strutture che si compenetrano, insomma l’insieme delle caratteristiche dei sistemi dissipativi. Darwin qui è veramente un anticipatore delle moderne scienze dell’instabilità: la sua teoria degli schemi risulta dotata di un’incredibile attualità per affrontare i sistemi caratterizzati da insiemi aperti di “fluttuazioni” (la fisica delle particelle e la cosiddetta biologia dell’infinitamente piccolo potrebbero trovare una preziosa fonte di ispirazione circa i possibili metodi d’approccio).   L’interpretazione evolutiva delle differenti discipline   Teniamo presente cosa vuol dire Darwin quando afferma (Taccuino B) che la sua teoria potrebbe “dare sapore” all’anatomia comparata. Non si tratta semplicemente di ‘conferire un sapore’ quasi si trattasse di aggiungere un pizzico di sale in più: si tratta, al contrario, di fondare un nuovo modo di organizzare le discipline scientifiche. L’economia naturale, nella prospettiva di Darwin, non è solo ‘economia’, è economia evolutiva retta da schemi dissipativi. Allo stesso modo, relativamente all’anatomia comparata, il risultato dovrebbe essere una nuova disciplina (eventualmente da affiancare alla prima) retta da schemi. Su queste basi, nell’impostazione darwiniana, verrebbero ‘schizzate’ altrettante possibilità di discipline scientifiche ‘evolutive’. Da una psicologia evolutiva animale e umana, alla possibilità, in ultimo di una biologia generale evolutiva della biosfera o, come afferma Darwin, di una storia orizzontale (evolutiva) della terra in Tempi recenti.   *L’articolo è tratto dall’opera di Franco Rebuffo, Il programma disconosciuto di Darwin: comprendere le sviluppo co-costruttivo dell’intera biosfera. Una storia orizzontale della Terra in tempi recenti, pubblicato a giugno 2011. L’intera opera è consultabile a questo link.

Darwin, Franco Rebuffo, sviluppo co-costruttivo


Franco Rebuffo

Franco Rebuffo (1943-2016), è stato un epistemologo con un grande impegno nelle scienze della cognizione e teorie della complessità. È stato Direttore di Sistemi&Impresa dal 1990 al 2008. Era nato a Bargagli sulle montagne liguri e aveva vissuto a Genova fino ai primi Anni 70. Dopo aver frequentato il Liceo Cassini e aver frequentato la Facoltà di Biologia, si trasferì a Milano dove si laureò in Filosofia presso l’Università Statale con Mario Dal Prà con una tesi di ricerca, poi pubblicata, su “Hegel e la matematica del suo tempo”. Successivamente era entrato, per caso, nel mondo della consulenza, venendo chiamato ad affiancare aziende del settore del polipropilene per risolvere problemi di instabilità sulle linee di produzione.