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L’evoluzione del Manifatturiero passa dalla Meccatronica

Investire nell’innovazione non basta più. Gli attuali piani di transizione digitale e green impongono alle imprese di ‘personalizzare in modo competitivo’ il loro modo di innovare, trainando così il Sistema Paese verso modelli industriali sostenibili e realmente all’avanguardia. La quinta Rivoluzione industriale (cioè il 5.0) coinvolge ormai moltissimi settori che utilizzano soluzioni meccatroniche: sistemi d’integrazione sinergica tra ingegneria meccanica, elettronica e sistemi di controllo intelligenti.

Secondo il report Resilienza Meccatronica del Centro di studi economici Antares, in Italia ci sono oltre 51mila imprese meccatroniche, localizzate tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Marche, che impiegano quasi 1 milione di addetti e con una forte propensione all’export (circa il 60% del fatturato). Per l’associazione Ucimu-Sistemi per produrre, nel 2022 l’industria italiana di costruzione di macchine utensili, robot e automazione (quindi gran parte della meccatronica italiana) ha fatto registrare in termini di produzione un incremento del 14,6% rispetto al 2021 e consolidato l’export (+2,5%).

“Grazie a questa positiva evoluzione, le imprese meccatroniche sono oggi il laboratorio ideale dove sperimentare l’ulteriore salto di qualità verso un Manifatturiero a elevato valore aggiunto, che competa ai più alti livelli nei contesti internazionali”, ha sottolineato Giovanna Ricuperati, Presidente di Confindustria Bergamo, nel suo discorso di apertura all’evento Stati generali della meccatronica, organizzato dalla Fiera internazionale A&T in collaborazione con Confindustria Bergamo, il consorzio per la meccatronica Intellimech, il Cluster Fabbrica Intelligente e l’innovation district Kilometro Rosso.

Connettere tecnologie e conoscenze

Grande reattività, fattore umano e una forte propensione all’innovazione tecnologica e all’interconnessione hanno permesso alla meccatronica di agganciare in modo trasversale diversi settori produttivi, inserendosi nelle catene di fornitura globali. La giornata in Confindustria Bergamo ha quindi voluto unire differenti realtà manifatturiere e distretti industriali, così da delineare, insieme, il prossimo percorso evolutivo, sia sotto il profilo della competitività globale sia rispetto al rapporto uomo-macchina. “Trovare soluzioni tecniche e processi implementativi adeguati a rispondere alle esigenze del mercato richiede la condivisione di esperienze e approcci. Oggi stiamo dando una risposta a questa necessità di innovare, assieme, con un approccio aperto”, ha argomentato Alberto Bombassei, Presidente Emerito di Brembo.

Su questa linea sono anche le aziende che producono o utilizzano sistemi meccatronici: le loro testimonianze hanno evidenziato quanto oggi sia fondamentale connettere in ottica 5.0 gli asset tangibili delle imprese (in primis, soluzioni e tecnologie innovative) così come gli asset intangibili, ovvero le conoscenze. La transizione digitale è, prima di tutto, una rivoluzione culturale, che deve essere supportata da percorsi continui di formazione e di upskilling e reskilling del capitale umano, valorizzando le competenze che uniscono conoscenze tecniche e sapere umanistico. In tutto questo, anche gli operatori sono al centro di una transizione: da operai a tecnici specializzati.

Nonostante il periodo difficile, a causa della pandemia e della guerra (e prima ancora per la crisi economica e la forte competitività dei costi in Cina), in questi ultimi anni la manifattura italiana è tornata a crescere (secondo il Purchasing manager index di Markit Economics, nel 2021 l’Italia ha avuto la crescita più forte del G20). Gli imprenditori e i manager riuniti in Confindustria hanno concordato nel riconoscere che la digitalizzazione (insieme con la qualità del nostro Manifatturiero) ha permesso di tornare competitivi, pur non essendo (ancora) sfruttata al pieno del suo potenziale: molti campi di applicazioni, per esempio, rimangono inesplorati e, soprattutto, essa è poco efficace se l’intero parco macchine di cui dispone l’azienda non è interconnesso; altro aspetto su cui porre l’attenzione è la Filiera 4.0., dove tutta la catena del valore sarà interconnessa. Le Piccole e medie imprese stanno accogliendo il trasferimento tecnologico solo da un punto di vista di infrastrutture, ma quando questo plasmerà anche la cultura e la mentalità organizzativa si spalancheranno le porte a nuovi modelli di business (come la servitizzazione e il pay per use).

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Martina Midolo

Classe 1996, Martina Midolo scrive di cultura d’impresa e si occupa di social media. Per FabbricaFuturo conduce il podcast Storie dell’Italia che produce.