L’inflazione si è fermata, ora ci aspetta la vera ripresa

Scenari

Il 2023 è stato un anno di frenata per l’economia italiana, dopo la ripresa del periodo post-pandemia. Nel nostro Paese, la ripresa ha perso progressivamente smalto: dopo un primo trimestre di crescita ancora vivace, l’economia è entrata in una fase di rallentamento, registrando una contrazione del Pil nel secondo trimestre e una variazione nulla nel terzo. La fase di stagnazione è probabilmente proseguita, in base agli indicatori congiunturali più recenti, anche nell’ultimo trimestre dell’anno.
Come anche approfondito nell’ultimo aggiornamento di Congiuntura Ref, la decelerazione del 2023 era in parte un fatto scontato, legato all’esaurimento dell’effetto della rimozione delle misure di distanziamento, determinante nel trainare la crescita nella fase di uscita dalla pandemia. I livelli produttivi precrisi, infatti, sono stati ormai recuperati, anche se questo non è accaduto ancora in tutti i settori. Si sta anche spegnendo la fase più intensa del ciclo dell’edilizia, che sta ancora beneficiando della spinta del Superbonus.
Sulla congiuntura hanno pesato anche le difficoltà emerse nel 2022 e, in particolare, la crisi dei mercati energetici, che ha accentuato le spinte sui prezzi, portando l’inflazione su valori che non si osservavano dagli Anni 80.

L’inflazione continua a rallentare

La fase acuta della crisi energetica sta ora terminando e se ne vedono le conseguenze sull’inflazione, che sta rientrando velocemente. I dati più recenti indicano che l’inflazione continua a ridursi e, per la prima volta da quasi due anni, rallentano i prezzi dei beni alimentari, che tuttavia restano su livelli elevati. Nel terzo trimestre si è ridotta considerevolmente l’inflazione del cosiddetto carrello della spesa (beni alimentari, per la casa e la cura della persona) che impatta maggiormente sulle famiglie con minor reddito; la variazione tendenziale di questo indicatore, che da quasi un anno superava il 10%, in ottobre è diminuita al 6,1% per il contributo della componente degli alimentari.
Una rassegna delle informazioni più recenti suggerisce che la caduta dell’inflazione della seconda metà del 2023 non è un fatto episodico. Soprattutto, si osserva uno spegnimento delle tensioni dal lato dell’offerta: sono rientrate le difficoltà nelle catene di fornitura internazionali e i prezzi delle materie prime si sono ridimensionati, rispetto ai massimi raggiunti nel 2021. Se le tendenze più recenti si protrarranno, nel 2024 l’inflazione si manterrà su ritmi modesti e i salari reali inizieranno una fase di recupero, dopo due anni di perdite. Ciò ridarà fiato al potere d’acquisto delle famiglie, con effetti positivi che dovrebbero scongiurare un ulteriore peggioramento del quadro congiunturale. Tuttavia, si dispiegheranno pienamente gli effetti dei passati aumenti dei tassi d’interesse e del deterioramento delle condizioni creditizie, mentre si ridimensioneranno gli impatti del Superbonus sull’attività della filiera delle costruzioni.
Anche le indagini congiunturali più recenti indicano che famiglie e imprese si aspettano un allentamento delle pressioni inflazionistiche, nei prossimi mesi. Tuttavia, la percezione dei consumatori circa l’attuale livello dei prezzi rimane sui massimi storici e i saldi relativi alle intenzioni di acquisto lasciano intendere che le famiglie potrebbero ancora posticipare i consumi non essenziali, come, per esempio, gli acquisti di beni durevoli, anche per via del costo elevato del credito al consumo. Una nota positiva, d’altra parte, è rappresentata dalle prospettive delle famiglie circa i rischi di disoccupazione, che si mantengono su livelli molto contenuti, in linea con l’andamento recente dell’occupazione.

L’articolo integrale è pubblicato sul numero di Gennaio-Febbraio 2024 di Sistemi&Impresa.
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crescita, inflazione, Scenari macroeconomici


Marina Barbini

Economista presso REF Ricerche

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