Oracle allarga i confini con il cloud distribuito
Aumenta la richiesta di flessibilità
Tra le altre nuove soluzioni, nate per soddisfare le diverse esigenze dei clienti e la crescente domanda di risorse cloud c’è poi Alloy, una piattaforma di cloud infrastrutturale che consente a service provider, system integrator, independent software vendor (Isv) e ad altre organizzazioni – come istituti finanziari od operatori di telecomunicazioni – di diventare loro stessi cloud provider per offrire nuovi servizi ai loro clienti. “Agiamo sulla base di un approccio che si snoda in tre direzioni: un cloud tecnologico sempre più aperto, dal punto di vista di standard e collaborazioni; un’ottica multicloud, perché il cliente possa lavorare bene anche con altri provider, a seconda delle tipologie di lavoro e applicazioni; un cloud distribuito, ovvero portato laddove serve, vicino al cliente”, ha confermato Andrea Sinopoli, VP & Country Leader Cloud Tech di Oracle. La multinazionale ha anche annunciato l’intenzione di aprire nuove cloud region, come quella già in funzione in Italia – a Milano – da quasi un anno: negli Stati Uniti a Chicago, in Serbia e in Messico. Il cloud distribuito su più sedi geografiche, infatti, offre la flessibilità necessaria per accedere ai servizi da qualsiasi luogo, sfruttando ambienti di cloud pubblico, multicloud, e cloud ibrido, e consente di avere attività e dati in cloud all’interno del perimetro nazionale di riferimento: “Ciò significa poter gestire in cloud carichi di lavoro che in precedenza non si potevano governare, a causa di limitazioni legate a prestazioni, sicurezza o costi oppure alle regole sulla localizzazione dei dati”, ha continuato Sinopoli. La richiesta di flessibilità nelle implementazioni cloud sta aumentando a causa di diversi fattori, tra cui la necessità di disporre di connessioni a bassa latenza in infrastrutture collocate in specifici luoghi e le normative per la gestione dei dati sensibili. “Emerge sempre di più l’esigenza di eseguire i propri carichi di lavoro in determinate ubicazioni e nel cloud prescelto; questo anche per gestire in modo sicuro alcuni dati e applicazioni ritenute troppo sensibili”, ha spiegato Sinopoli, che ha poi specificato: “Ma con la nostra nuova offerta, che potremmo definire di ‘Private label cloud’, i nostri partner possono servire settori – come quello pubblico – che vogliono o devono tenere i carichi di lavoro all’interno del Paese dove hanno sede e gestire il loro cloud in modo indipendente e customizzato”. La personalizzazione e il controllo favoriscono le opportunità di business, la scalabilità e le prestazioni, evolvendo velocemente. “Le organizzazioni possono offrire un set completo di servizi cloud, brandizzare e personalizzare l’esperienza per i propri clienti, anche per fornire applicazioni a valore aggiunto, nell’ottica di soddisfare le esigenze specifiche di mercati o settori verticali”, ha concluso Sinopoli.
Laureata magistrale in Comunicazione, Informazione, editoria, classe di laurea in Informazione e sistemi editoriali, Federica Biffi ha seguito corsi di storytelling, scrittura, narrazione. Si occupa prevalentemente di tematiche riguardanti la sostenibilità, l’innovazione tecnologica, l’uguaglianza, l’inclusione, anche in ambito digital e social, contribuendo a divulgare contenuti per giornali e siti web. Appassionata di cinema, ha lavorato nell’ambito della comunicazione e collabora con la casa editrice ESTE in qualità di redattrice.