Uomo tecnologia impresa 4.0

Un paradigma antropocentrico per l’Impresa 4.0

Tags: impresa 4.0, industria 4.0, Intelligenza Artificiale, persona 4.0

Che posto ha l’uomo nella quarta rivoluzione industriale? Come cambiano gli assetti organizzativi, i rapporti di lavoro, i diritti e le competenze di fronte a tecnologie, processi e modelli di produzione completamente nuovi? Temi al centro del seminario dal titolo Impresa 4.0, Intelligenza Artificiale e ruolo della persona nelle relazioni di lavoro organizzato il 16 ottobre a Roma dal Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Roma Tre.

Un’occasione di approfondimento necessariamente interdisciplinare, come confermano le quattro sessioni nelle quali è stata organizzata la discussione: Evoluzione dei modelli organizzativi e trasformazione del lavoro e dei processi produttivi; Innovazione tecnologica e dei processi produttivi e ruolo del sistema universitario; Regolazione individuale e collettiva dei rapporti di fronte al lavoro che cambia; Ruolo delle competenze e della formazione continua per la valorizzazione della persona nei processi innovativi.

Convivenza tra tecnologia e persone

Uomo tecnologia impresa 4.0Molte carne al fuoco, ma con un filo conduttore, come spiega l’organizzatore del seminario, Antonio Cocozza, Professore Ordinario di Sociologia dei Processi Economici e del Lavoro e Coordinatore del Corso di Laurea in Scienze dell’educazione per Educatori e Formatori, membro del Comitato Scientifico di Sviluppo&Organizzazione: “Vogliamo dipingere gli scenari nei quali possono convivere l’innovazione tecnologica e organizzativa e il ruolo della persona dal punto di vista dell’espressività e delle competenze che sono alla base dello sviluppo. Non possiamo limitarci a un approccio tecnocentrico, serve un paradigma antropocentrico che metta sempre la persona al centro del processi”.

Le macchine non soppianteranno l’uomo, il cervello del sapiens non deve temere l’Intelligenza Artificiale. Piuttosto, sottolinea Cocozza, si ridefiniscono gli spazi di azione: “L’attività pesante e faticosa deve essere trasferita a macchine e sistemi di macchine, ma l’attività più creativa e nella quale c’è bisogno di una scelta per risolvere problemi vedrà sempre come protagonista l’intelligenza umana,  sicuramente superiore a quella artificiale”.

Nuovi modelli organizzativi

Insieme con i modelli di produzione, cambiano i modelli organizzativi e quindi i confini di collaborazione e leadership. “I modelli sono più snelli, anche in una logica di Lean production, e la persona ha sempre un ruolo fondamentale. Superato il paradigma taylor-fordista, ci muoviamo in una logica di qualità e di personalizzazione dei servizi e dei beni prodotti che però richiedono persone non solo sempre più competenti, ma anche sempre motivate. La vera sfida oggi per le imprese è come motivare le persone non solo dal punto di vista della retribuzione, ma soprattutto del contenuto del lavoro”.

Cocozza richiama il sense making di Karl Weick, uno dei padri del pensiero organizzativo contemporaneo: “La costruzione di senso è un’opposizione chiara alla logica dell’alienazione dei modelli taylor-fordista o burocratico. C’è bisogno di sentire che il proprio lavoro è una capacità e un modo di esprimere il proprio essere sociale e culturale. Un rapporto espressivo, quindi, non solo strumentale”.

È evidente la necessità di un approccio multidimensionale ed è per questo che il seminario a Roma Tre ha coinvolto sociologi, economisti, ingegneri e giuristi (“I diritti devono essere definiti e rispettati anche nell’era del 4.0”, segnala Cocozza), così come parti sociali e istituzioni. L’organizzatore, che è anche delegato del Rettore sull’alternanza scuola-lavoro, ha coordinato la sessione sulle competenze, che chiama in causa università, imprese, sindacati e politica: “Bisogna capire come sviluppare competenze in un contesto in continua trasformazione e come preservare per l’uomo e la donna che lavora uno spazio di creatività, piuttosto uno spazio dove svolgere un’attività prescrittiva”. L’esito di queste sfide plasmerà il futuro anche dei tanti studenti e studentesse in scienze della Formazione che sedevano tra il pubblico: “Questi ragazzi saranno protagonisti. Speriamo che seminari come questo, che coinvolgono molti relatori esterni, possano suscitare nuove riflessioni da sviluppare anche nei nostri corsi, che spaziano tra sociologia, psicologia, storia e diritto”.

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