Democratizzare l’uso dell’Intelligenza Artificiale

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Parlare di Intelligenza Artificiale (AI) spesso richiama alla mente solo i supercomputer. Per intenderci quelli impegnati nelle partite di scacchi – o in competizioni di discipline simili dove la mente domina il fisico – per dimostrare la superiorità dei robot sulle capacità umane. Ma l’AI nel tempo è andata ben oltre le sfide sulle scacchiere. Di AI, quindi, se ne discute da un bel pezzo, “almeno dagli Anni 50, ma è solo dal 2016 che il suo sviluppo è diventato esponenziale”, spiega Fabio Moioli, Enterprise Services Director di Microsoft, considerato uno dei maggiori esperti sul tema a livello mondiale, tanto da essere inserito nelle più recenti classifiche delle personalità da seguire sul web.

Proprio il colosso di Redmond è impegnato a sviluppare e a diffondere tecnologie in ambito AI, che ormai hanno potenzialità sempre più affini a quelle dell’uomo. “Se un tempo l’AI era impiegata solo per le attività automatizzate, oggi è in grado di scrivere poesie, realizzare opere d’arte e comporre musica”, spiega Moioli.

Non è un mistero che già nel 2017 sia stata raggiunta la ‘parità’ uomo-macchina nelle attività parlate e scritte, mentre risale a inizio 2018 la parità sulla comprensione del testo. L’ultimo tassello dell’avvicinamento dell’AI alle competenze umane è datato marzo 2018 quando un robot è riuscito a tradurre un testo dal cinese alle lingue occidentali senza che ci fosse differenza con la stessa attività svolta da un essere umano.

Rivoluzione di portata epocale

Per capire la portata rivoluzionaria dell’AI, Moioli la definisce “general purpose technology”, ossia un insieme di tecnologie che possono influenzare addirittura un’intera economia, e paragona l’Intelligenza Artificiale all’elettricità che a suo tempo “ha modificato in modo epocale il mondo del lavoro”: “All’inizio l’elettricità veniva utilizzata in fabbrica per svolgere le attività tradizionali in modo più rapido; solo in seguito è stata usata per modificare il processo e da lì è diventata una tecnologia che ha trasformato l’economia”, ragiona il manager.

Questo, però, non significa che l’uomo non avrà più spazio e quindi si perderanno posti di lavoro (sarà di certo inevitabile, almeno nel breve periodo), perché “serviranno esperti per gestire queste tecnologie” e ancora non esistono profili in grado di svolgere queste mansioni; e ancora è grazie all’AI che “alcuni lavori diventeranno ‘aumentati’, perché gli algoritmi ci consentiranno nuove potenzialità”: “All’uomo resteranno tutte le professioni legate alla sfera emozionale e di valore, perché nonostante i robot possano imparare tutto, su certi ambiti hanno ancora bisogno della mediazione umana”, spiega Moioli.

Sul fronte dell’AI, Microsoft è da tempo impegnata nell’attività di “democratizzazione”, che l’esperto spiega in questo modo: “Vogliamo consentire a tutti l’accesso all’AI, come un tempo abbiamo fatto per la diffusione del personal computer, perché l’impatto di questa tecnologia è talmente profondo che chi non ne avrà accesso sarà tagliato fuori”. Oltre alla diffusione, serve però anche “democratizzare la conoscenza”, dice Moioli, ricordando l’impegno di Microsoft nell’education, anche se, vista la rivoluzione in atto, l’appello è che sia tutta la società a prendersi a cuore questi aspetti.

Sostegno riservato alle PMI

A proposito di democratizzazione, in questa fase storica di Digital transformation una delle grandi sfide riguarda il coinvolgimento delle PMI alla svolta epocale imposta dalle tecnologie: le big company fanno già largo uso di AI, mentre le piccole e medie imprese scontano purtroppo un ritardo. Recenti ricerche dell’Università di Padova hanno evidenziato che l’81% delle PMI del Nord Italia non ha adottato nessuna delle tecnologie abilitanti 4.0. Altri studi, invece, svelano che addirittura il 60% delle imprese italiane non è considerata “innovativa”.

“È innegabile che le PMI abbiano accumulato in media un grande ritardo e questo rischia di comprometterne il futuro. Tuttavia il cloud offre una grande opportunità, perché se le grandi imprese possono permettersi di sviluppare progetti che richiedono importanti investimenti di persone e infrastrutture, le piccole possono recuperare il gap con il cloud”, argomenta Moioli.

Proprio su questo tema, l’Enterprise Services Director di Microsoft svela che una recente survey ha evidenziato come l’investimento in progetti IT tra aziende virtuose e imprese in difficoltà sia pressoché identico. Quale allora la discriminante? “Il modo con cui si usano le risorse: i leader fanno i progetti in cloud di tipo data centric, mentre gli altri si affidano a team interni e investono così tante ore per trasformare le idee in realtà che una volta realizzati i progetti, questi risultano vecchi!”.

Quindi, l’attività da svolgere – soprattutto con le PMI – riguarda la diffusione di cultura, anche confrontandosi con quegli imprenditori visionari che su certi temi IT non hanno grande dimestichezza. “Basta far capire loro il potenziale della tecnologia, perché una volta che viene compreso il valore, poi grazie al mandato imprenditoriale, i progetti ricevono una grande accelerazione”, precisa Moioli. Che aggiunge: “Il cloud e l’AI rappresentano una grande opportunità per l’Italia e non solo per le grandi aziende, ma anche per le PMI”.

Dario Colombo

Dario Colombo, laureato in Scienze della Comunicazione e Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, è caporedattore della casa editrice Este. Giornalista professionista, ha maturato esperienze lavorative all’ufficio centrale del quotidiano online Lettera43.it dove si è occupato di Economia e Politica, e nell’ufficio stampa del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

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