Calenda-Bentivogli, un Piano per la Fabbrica del Futuro

Tags: banda larga, competenze, energia, FabbricaFuturo, Piano industriale

Marco Bentivogli

Marco Bentivogli

Un piano industriale per lo sviluppo della fabbrica del futuro. A firmarlo sono stati Marco Bentivogli, Segretario Generale della Federazione Italiana Metalmeccanici (Fim-Cisl) Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico che hanno lanciato un progetto di rilancio del Paese e del settore manifatturiero. E proprio di questi temi parla lo stesso Bentivogli al convegno FabbricaFuturo della tappa di Milano organizzato dalla casa editrice ESTE: l’intervento del rappresentante della Cisl punta l’attenzione proprio sulla trasformazione del lavoro all’interno dell’impresa e sul ruolo del sindacato nell’epoca del lavoro smart.

Guardando al nostro tessuto produttivo, è possibile individuare un divario al confronto con altre realtà europee (come per esempio la Germania), divario che dipende da alcune fragilità peculiari: “1) il numero limitato delle imprese pienamente integrate nelle catene globali del valore (20% circa del totale)”; 2) le differenze di performance territoriali e tra classi d’impresa; 3) condizioni di contesto – costo dell’energia, concorrenza, connettività – ancora spesso meno favorevoli rispetto ai competitor internazionali; 4) un mercato del lavoro ancora troppo centralizzato con modalità di determinazione delle condizioni salariali lontane dal contesto competitivo delle singole imprese”.

“Quello che proponiamo”, hanno scritto nell’articolo pubblicato su Il Sole 24Ore il Ministro dello Sviluppo Economico e il Segretario Generale Fim-Cisl, “è una politica industriale e del lavoro non retorica, fortemente focalizzata su queste fragilità e in grado di produrre avanzamenti misurabili su ciascuno di questi temi”.

Calenda e Bentivogli sono infatti convinti che “il lavoro nell’impresa 4.0 dovrà superare il paradosso italiano per cui i giovani finiscono troppo presto di studiare, iniziano troppo tardi a lavorare e quando trovano un lavoro, interrompono completamente i loro rapporti con la formazione”. Proprio a tal fine, la proposta punta al “riconoscimento del diritto soggettivo del lavoratore alla formazione in tutti i rapporti di lavoro e la sua definizione come specifico contenuto contrattuale”.

Aumentare gli investimenti per formare le competenze

Carlo Calenda

Carlo Calenda

In linea con il Piano Impresa 4.0, Calenda e Bentivogli hanno individuato per il prossimo futuro l’esigenza di investimenti più strutturati, affinché la creazione di nuove competenze sia effettiva. “Da un lato occorrerà rifinanziare per il 2019 il Fondo Centrale di Garanzia per 2 miliardi di euro, in modo da garantire circa 50 miliardi di crediti finalizzati agli investimenti delle PMI. Dall’altro occorrerà sostenere l’investimento privato per l’acquisizione e lo sviluppo di competenze 4.0. In concreto: dovranno essere stanziati 400 milioni di euro aggiuntivi all’anno da destinare agli Istituti Tecnici Superiori con l’obiettivo di raggiungere almeno 100mila studenti iscritti entro il 2020 (in Italia attualmente gli studenti degli ITS sono circa 9mila contro i quasi 800mila della Germania); i Competence Center dovranno essere rafforzati al fine di costruire una vera rete nazionale, per lo sviluppo e il trasferimento di competenze digitali e ad alta specializzazione; dovrà essere reso strutturale lo strumento del credito di imposta alla formazione 4.0, previsto attualmente in forma sperimentale”.

Ritrovare competitività grazie a contratti, banda larga ed energie

Parallelamente, “va incoraggiato un vero decentramento contrattuale, utile anche ai programmi condivisi di miglioramento della produttività, a livello territoriale, di sito e di rete”. Il Ministro e il Segretario Generale hanno inoltre osservato che “come per le reti di trasporto di persone e merci e le reti energetiche e idriche, una rete di telecomunicazioni moderna ed efficiente rappresenta un fattore chiave di competitività per il sistema Paese, ma anche un servizio essenziale”.

In un simile quadro, non può tuttavia essere tralasciata la Strategia Energetica Nazionale, che punta alla sostenibilità degli obiettivi ambientali e all’indipendenza di approvvigionamento dell’Italia. “Al 2030, la Sen prevede azioni per 175 miliardi di investimenti, di cui oltre l’80% in energie rinnovabili ed efficienza, che devono dar vita a una nuova specializzazione industriale dell’Italia”. “Noi pensiamo”, concludono Calenda e Bentivogli, “che la parola d’ordine debba essere ‘costruire’ un futuro fondato su tre pilastri: Competenze, Impresa, Lavoro”.

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