La fabbrica intelligente nella Manifattura del Nord Est

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Digitalizzazione e cambio di modelli di business; automazione industriale; nuovi processi produttivi; tecnologie 4.0. Del futuro della Manifattura nel Nord Est se n’è parlato a Mogliano Veneto (Treviso) il 14 marzo 2018 nella tappa di Fabbrica Futuro Venezia, il progetto multicanale ideato dalla casa editrice ESTE e dalla sua rivista Sistemi&Impresa, sostenuto per l’occasione da Cisco, Derga Consulting, Holonix ed Efeso Consulting.

La platea di Fabbrica Futuro Venezia

La fabbrica intelligente conviene, se è vero che a una prima analisi il costo del lavoro aumenta del 10% (come abbiamo sottolineato in un articolo in uscita sul numero di Marzo 2018 di Sistemi&Impresa) la produttività cresce del 25%. Il vero rischio resta lo skill gap, perché il sistema formativo non produce le competenze al tessuto industriale.

Il problema di oggi è che le aziende vedono le opportunità, ma faticano a capire come muoversi in questo contesto. Servono nuove competenze, perché solo la consapevolezza delle potenzialità che le nuove tecnologie portano con sé permette di immaginare nuovi modelli di business.

Nuovo paradigma basato sulle competenze codificate

Enzo Rullani

Enzo Rullani, Professore Ordinario di Strategie d’Impresa nel suo intervento ha parlato di un “Nuovo paradigma”, basato però proprio sulle competenze: “La digitalizzazione non è la tecnologia, ma la creazione di un nuovo sistema; proprio il Nord Est deve prenderne atto, perché il paradigma che ha funzionato fino a ieri (capitalismo mercantile; fordismo; capitalismo distrettuale) in questa zona ora non è più valido e deve lasciare spazio al capitalismo globale della conoscenza”.

Il tema è centrale per il Nord Est, un’area caratterizzata (in passato) da una conoscenza informale e da una filiera localizzata: caratteristiche che fino al 2000 hanno permetto al territorio di reggere il confronto con la Germania, andato poi in crisi con la globalizzazione che ha costretto al superamento del sistema basato sul localismo, imponendo una “grande rivoluzione” nella quale le conoscenze devono essere codificate.

Sempre di competenze per ‘guidare la trasformazione digitale’ (fondamentale è però capire il livello di “maturità digitale” dell’azienda) ha parlato Giovanni Vaia, Professore di Digital Management all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha illustrato una recente ricerca sul tema. Da rilevare che Cloud Computing, Social Media e Cybersecurity sono tra le principali tecnologie adottate dal campione analizzato, suddiviso tra “digital novice” e “digital expert”. Gli esperti considerano importante il tema del monitoraggio dei trend tecnologici, così come l’innovazione e l’allineamento con il business.

La digitalizzazione delle logistica

Cristina Baccicchetto

A cambiare è anche la logistica: lo ha raccontato Cristina Baccicchetto, Head of Logistics Italy di Electrolux, illustrando il nuovo obiettivo della logistica, ridefinita in azienda come “organo di controllo per infrastrutture, persone, IT e processi”. “La logistica è diventata business partner della forza vendita che sa anche interpretare le richieste dei clienti”. Secondo Baccicchetto, la digitalizzazione ha “rivoluzionato la logistica”, imponendo “un nuovo modo di lavorare delle persone”, perché “il cliente più del prodotto è interessato alle informazioni”.

Un esempio è l’utilizzo della tecnologia track & trace dei mezzi per il trasporto e la conseguente possibilità di rischedulare il caricamento dei camion grazie a un algoritmo che agevola la programmazione da parte degli operatori che si ritrovano “un gps” per la loro attività: “Da subire le problematiche sono passati a gestire le situazioni, prendendosi la responsabilità di quanto succede”.

Cambiare la cultura delle persone per fare innovazione

Claudio Umana

Di tecnologia ne ha parlato anche Claudio Umana, IT Director del Gruppo Fracarro, tipica azienda del Nord Est nata da un’idea di due imprenditori nel campo delle antenne. Secondo Umana è necessario “cambiare i processi supportati dall’uso consapevole degli strumenti digitali“, che vuol dire “lavorare sulla cultura delle persone per evitare di usare gli strumenti nuovi come si faceva una volta“.

Per Umana è quindi fondamentale “imparare a sostenere le persone” e “guidarle nel cambiamento della cultura“, perché sono le persone che conoscono i processi e devono essere valorizzate e sostenute. In azienda serve poter “mettere tutto in discussione“, ma pure “sperimentare” e “imparare dagli errori“: “Ognuno deve poter dire la sua, perché le cose nascono dal poter mettere in dubbio”.

L’innovazione tecnologica della Blockchain

Antonio Abramo

L’innovazione tecnologica richiede competenze che abilitino una capacità interpretativa nuova, un esempio è la tecnologia Blockchain, una piattaforma che consente di tracciare e scambiare in modo trasparente qualsiasi valore. Questo tema porta con sé grandi potenzialità, ma anche punti critici: l’Intelligenza Artificiale non è un ‘prodotto da banco’ che si acquista, serve uno sforzo progettuale se si vogliono ottenere benefici.

Come ha raccontato Antonio Abramo, Professore Associato di Elettronica presso l’Università degli Studi di Udine, la vera sfida è estrarre valore dai dati, che non basta raccoglierli (e saperli raccogliere): secondo l’accademico serve creare una cultura digitale in azienda, perché le organizzazioni hanno figure specializzate nella tecnologia di loro mercato specifico.

Produttività, il nuovo ruolo del sindacato

Altro tema è la sfida della produttività: di recente Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto un accordo per promuovere un modello condiviso di relazioni industriali e contrattazione. Gli obiettivi del Patto per la fabbrica si possono sintetizzare in tre punti: sviluppare relazioni industriali più collaborative; impostare uno scambio virtuoso tra salario e risultati aziendali; porre l’accento sul valore di formazione e apprendimento continuo.

I dati ci dicono che la produttività del lavoro è migliorata, l’auspicio è che le relazioni industriali facciano un salto in avanti e ci si concentri – sui tavoli delle trattative – sui temi strategici del rilancio delle fabbriche. Massima attenzione deve essere riservata alla specificità dei territori.

Il confronto tra le aziende del territorio

Una fase della Tavola Rotonda

Di come si stanno trasformando le aziende, se n’è parlato nella Tavola Rotonda con il confronto tra alcune manifatture del territorio. Tra queste Lotto Sport Italia rappresentata dal Presidente Andrea Tomat che ha spiegato come l’organizzazione ha affrontato la digitalizzazione con l’obiettivo di “standardizzare l’informazione” per poterla trasferire lungo tutta la filiera, avendo un modello di business nel quale alla produzione nel Far East fa da contraltare la progettazione in Italia: “Con una società di consulenza abbiamo analizzato tutti i processi e mappato le competenze delle persone“, ha spiegato Tomat. Una scelta quasi obbligata per Lotto Sport Italia chiamata alla sfida della globalizzazione.

Carel ha “sposato l’ignoto per andare verso il nuovo paradigma“, ha commentato Gianluca Nardin, IT Technology Manager dell’azienda. “Assistiamo alla commistione tra Lean, Industria 4.0 e persone” da cui è stata avviata una roadmap di cinque anni “durante i quali sono previste iniziative per aggredire gli aspetti più significativi e per generare sin da subito il ROI“.

In ambito digitalizzazione, Moncler ha creato un sistema di anti-contraffazione attraverso la tecnologia Internet of Things (IoT) che “consente al cliente finale di riconoscere il capo come originale” e “permette di avere la visibilità sul capo“, ha spiegato Emanuele Pesce, Worldwide Chief Information Officer di Moncler. Altro aspetto riguarda il controllo di qualità (in Moncler c’è “un lavoro artigianale svolto da artigiani”), per esempio con gli “strumenti che sbobinano e ribobinano il tessuto, segnalando le eventuali difettosità e dialogando direttamente con le macchine e dandone informazione ai fornitori”.

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