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Ciclo di vita del prodotto e Blockchain: valore d’insieme?

Iniziamo a parlare dell’ultimo arrivato: la Blockchain, del quale molti parlano, ma non ancora molti praticano e della quale forse non si sa molto. A mio parere è interssante la definizione di Reply, alla scorsa edizione di Xchange e pubblica sul sito web: “Registro transnazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando in definitiva la necessità di terze parti ‘fidate'”. Oppure possiamo fare ricorso all’etimologia catena di ‘distribuzione’, dove ogni nodo della rete verifica le informazioni e quindi le trasmette al nodo (blocco) successivo, dando origine a una Blockchain appunto. E poi il caro vecchio PLM… nei libri significa organizzare e sovrintendere la gestione dell’informazione, dalla fase di ideazione a quella di smaltimento o ricondizionamento di un prodotto. E su questo almeno c’è abbastanza chiarezza. Quando si è iniziato a parlarne, il flusso di dati arrivava dal CAD e saliva piano piano verso e dagli altri reparti, in un flusso che anni dopo si è iniziato a chiamare Single Source of Truth. Cosa abbastanza vera non fosse che il PLM di suo dipende da comunicazioni e legami tra modelli, attributi, documenti e dalle azioni di chi accede il sistema e lo utilizza. Dato che i PLM sono i ‘nipoti’ del PDM, che a sua volta nacque dal CAD ecco che ci tocca parlare di architettura. In principio era un Database per tenere in ordine i modelli, poi tanti Database per una prima fase di ingegneria collaborativa (erano gli Anni 90 e facevo il Vice President in PTC) e poi infine la svolta HTTP per connettere i vari utenti e i vari siti, sfruttando Proxy-Reverse ed encryption per proteggere dati e IP. Ma cosa potrebbe accadere se le reti Blockchain diventassero un nuovo (o il nuovo) paradigma di architettura, non soltanto e propriamente per lo sviluppo prodotto, ma per il prodotto stesso? Cioè facendo comunicare tra loro i prodotti, le persone che li inventano, quelle che lo producono, quelle che lo vendono e coloro che finalmente lo acquistano? Oggi infatti i prodotti sanno parlare! Per spiegare come i prodotti abbiano acquistato la parola e per dare senso e sostanza a questa ipotesi, occorre introdurre in questa storia un terzo attore: l’ Internet of Things (IoT), l’enorme spazio dove le ‘cose’ non diventano propriamente intelligenti, ma possono comunicare, dando modo al PLM di arricchirsi di una quantità di informazioni che potrebbero essere preziose e dare supporto alla filiera, rendendola capace di creare quel circolo virtuoso tra produttori e consumatori che le aziende sognano (e i software vendor promettono) da anni. PLM, Business Intelligence e Analytics: informazioni dai clienti finalmente insieme. Non è solo teoria: esistono aziende e clienti che già riescono a sfruttare la Blockchain in vari settori, per esempio Temera che usando dispositivi Rfid, tag NFC, Bluetooth e Qrcode, consente di interagire, verificare l’autenticità di un qualsiasi prodotto tracciandone potenzialmente l’intera vita (dalla produzione, alla vendita, fino al consumo). Se questi dati raccolti e gestiti da un sistema che usa Blockchain e tag potessero essere aggregati e diventare informazioni – anche fornite dai clienti – e raccolti in un unico sistema centralizzato – preferibilmente un PLM – ecco che stiamo creando una catena in cui ogni singolo collegamento funziona sulla affidabilità del sistema BlockChain stesso. Infatti il consumatore può, e inizia a farlo sempre più scientemente, interagire con un prodotto. Solo che quanto lui fa e dice non arriva necessariamente e sicuramente allo stilista, al progettista, allo chef che stanno hanno ideato quel prodotto, che sia un vestito, un automobile o un piatto pronto poco importa… Ma se con un tag un prodotto può anche ‘ascoltare’ e trasmettere, allora è giusto che l’informazione arrivi al PLM e influenzi lo sviluppo di quello e di altri prodotti. Solo il PLM è il luogo deputato ad avere le idee iniziali di concetto, il moodboarding e le inspiration come le chiamano gli esperti, ma manca ancora di una reverse information da parte del cliente. Gli strumenti come il CRM, almeno inteso nella nozione canonica – il tool che serve a vendere – non sono sufficienti occorre stabilire una ‘linea di comunicazione’ sicura e garantita che unisca i vari attori.

La necessità di tenere il passo con il progresso

Ecco quindi che PLM, IoT e Blockchain diventano i vertici di un triangolo virtuoso capace di comunicare e di arricchire il prodotto di informazioni e di opinioni da parte del cliente finale, che può a questo punto dare voce al prodotto, assicurando il cliente che la sua opinione arriverà al vertice della catena, là dove il prodotto è stato ideato. E potrà, grazie a questo input, essere migliorato. Un settore dove vi è davvero un gran bisogno di soluzioni simili è il mondo del Fashion, che seguo da diversi anni, dopo i decenni passati nel Manifatturiero discreto: ogni giorno vedo molte – troppe – aziende che anziché pensare al PLM come la piattaforma enterprise capace di potenziare la collaborazione interna ed esterna, ancora mandano email con corposi documenti di specifiche tecniche in pdf, detti anche ‘Scheda tecnica’, la ‘cugina’ modaiola della BoM. Questo però è un modo pericoloso di lavorare, perché è nemico dell’efficienza. E le trimestrali di tante aziende Fashion con buoni fatturati e utili striminziti lo confermano. Ma perché questo ancora accade nel 2018? A mio modesto parere non a causa delle aziende. Qui il ‘abbiamo sempre fatto così’ non c’entra. La colpa è di alcuni vendor, che non potendo usare per retaggi e limiti del loro prodotto la connettività internet, i dati di qualità e certificati e le varie tecnologie abilitanti come il mobile, preferiscono dire ai clienti che è meglio fare le cose ‘alla vecchia maniera’ senza considerare o proporre una vera alternativa, ma restando ancora al collegamento stile-produzione, PDM- ERP. Ma si sa, il progresso non può essere fermato. Il mercato ha pretese diverse: presto le esigenze di tracciabilità del settore alimentare e delle bevande, che arrivano all’ingrediente, alla sua data di raccolta e di scadenza, impatteranno borse, abbigliamento e calzaturiere e anche di quei prodotti dovremo vedere e conoscere l’intero lifecycle. Oppure le esigenze di personalizzazione e customizzazione che già richiedono un time to market ridotto e portano le collezioni, una volta quattro, fino a 52 (cinquantadue!) per anno! Ecco che un PLM moderno, un efficiente uso di tag, sensori e una rete diventano un ‘to be’ non futuribile o fantascientifico ma reale e implementabile, a patto di non dirsi degli ‘auto-no’ e di non volerci provare. C’è chi vede e coglie l’opportunità per il momento più all’estero che in Italia, quanto fatto da Fast Retailing, Gant o Louis Vuitton ne è conferma come abbiamo sentito raccontare da quest’ultimo nell’edizione 2018 dell’IT4Fashion. Anche in Italia con clienti davvero innovativi e aziende attive nel settore Rfid, della sensoristica e dell’IoT sto portando avanti progetti che realizzano questo disegno. Ma per farlo noi ‘venditori’ ci siamo dati da fare e abbiamo saputo trasformarci da vendor, ovvero ‘ognuno vende per se’, a co-opetitor, cioè ‘vendor che si danno da fare per portare al cliente una soluzione efficiente e integrata’ in modo da evitare di rifilare al cliente altri silos rigorosamente non comunicanti o collegati con tabelle di frontiera batch e sempre offline. Fino a qualche anno Blockchain faceva solo pensare a criptovalute e specualazione, oggi potrebbe essere lo straordinario strumento capace di dare voce ai prodotti e tramite essi di far parlare clienti e produttori, senza mediazione e in modo diretto, istantaneo e sicuro. Altro che pdf nelle email. Ci vuole vision, conoscenza dei processi interdipartimentale, impegno e capacità e più che clienti che comprano ci vogliono vendor che sappiano diventare co-opetitor, magari facendosi aiutare dalle società di consulenza. Io ci credo e lo sto già facendo. Provateci anche voi.

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Silvano Joly

Silvano Joly è Country Manager Sales di Centric Software