I robot tra noi, la dipendenza tecnologica fuori e dentro la fabbrica

Nel 2030, secondo le più recenti ricerche, molte professioni attuali scompariranno (vedi i telemarketers o i contabili, ma anche i venditori). La causa? Digitalizzazione, virtualizzazione, intelligenza artificiale e robotica. Di questo ha parlato Paolo Gallina, Professore di Robotica e Human-Machine Interaction dell’Università di Trieste nel suo intervento nella tappa di Mogliano Veneto in provincia di Treviso di Fabbrica Futuro, raccontando come i robot sono ormai in mezzo a noi (vedi la ‘macchina’ da tavolo Jibo, il primo assistente personale robotico per la famiglia).

Ma sono tanti i robot utilizzabili nel quotidiano. Per esempio c’è Paro, un robot ‘terapeutico’ usato per curare la demenza senile, addirittura adottato da una coppia di giapponesi. Una dimostrazione di come tra uomo e macchina si sta creando un rapporto empatico. “Le macchine hanno un’anima nella misura in cui noi crediamo di intravederla”, ha spiegato l’esperto, autore del libro L’anima delle macchine – Tecnodestino, dipendenza tecnologica e uomo virtuale con prefazione di Giuseppe O. Longo.

Il trend evidenziato da Gallina è che a fronte della pervasività della tecnologia la nostra mente è destinata a cambiare: utilizzando, per esempio, la calcolatrice, il cervello perde intelligenza cognitiva; succede quando si delegano le azioni alle macchine – anche all’interno dell’azienda. È tuttavia qualcosa che avviene da secoli, basti pensare all’orologio, perché nessuno sarebbe oggi in grado di dire con esattezza l’ora guardando il cielo, e oggi è ancora più evidente con l’esplosione della tecnologia (e dei suoi costi sempre più contenuti).

La percezione della tecnologia è quindi cambiata; esistono macchine anti-edonistiche (strumenti che impediscono di provare un piacere di breve tempo in virtù di un vantaggio di lungo termine), come l’app che permette all’utente stesso di bloccare la navigazione su internet per un certo periodo. Come sarà vivere a stretto contatto con i robot dunque? Lo stiamo (appena) scoprendo.

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