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Saclà, evolvere in modo competitivo e sostenibile

Fondata nel 1939 ad Asti, l’azienda Saclà nasce dal progetto imprenditoriale di Secondo Ercole e sua moglie Piera Campanella, commercianti di prodotti agricoli che ebbero l’idea di conservare gli ortaggi di stagione per evitare gli sprechi (quegli anni erano segnati da una forte eccedenza di prodotti): a loro si deve l’affermarsi del consumo di olive come ‘snack’, fino ad allora abitudine alimentare solo delle regioni costiere.

Negli Anni 60 l’azienda ha vissuto un grande successo commerciale, anche grazie a un uso pionieristico della comunicazione televisiva, cui è seguita la diversificazione della produzione: “Negli Anni 80 abbiamo iniziato a esportare e, a oggi, abbiamo filiali in Inghilterra, Francia, Germania e Stati Uniti. Si tratta di filiali commerciali, che interpretano i bisogni di consumo di quelle regioni, mentre la Produzione avviene integralmente in Italia”, ha raccontato Chiara Ercole, Amministratore Delegato di Saclà e terza generazione dell’azienda. Al di là delle succursali, l’azienda esporta in oltre 60 Paesi il valore del cibo e della cultura gastronomica italiani, in particolare i sughi per pasta (la quale, quest’ultima, incarna perfettamente il valore del Made in Italy, più delle olive).

Andare incontro ai gusti dei consumatori

Aprirsi ai mercati ha portato a sviluppare una diversificazione di prodotto molto spinta, che attualmente copre un’offerta sia nel campo delle verdure e della frutta (con le marmellate), sia delle salse e, recentemente, anche nei condimenti (come, per esempio, la maionese). Accanto a questi, si aggiungono anche i prodotti biologici o nati dalle esigenze dei consumatori con intolleranze o stili di vita più vegetali. “Attraverso la sfida della diversificazione, avviata negli Anni 80, abbiamo capito che la nostra forza è avere una produzione sufficientemente flessibile per potersi adattare ai più diversi tipi di gusti”, ha aggiunto Ercole.

Le abitudini alimentari sono infatti influenzate dalla cultura e dalla geografia e quello che piace in Italia è molto diverso dalle preferenze di Francia o Regno Unito, non solo in termini di gusto, ma anche rispetto al packaging (etichette o formati): “Poter avere la possibilità di adattare il prodotto alle inclinazioni locali ci dà un vantaggio competitivo rispetto alle aziende multinazionali con le quali ci confrontiamo sui mercati”, ha spiegato l’AD. “Teniamo molto a mantenere la nostra vena artigianale, che ci permetta di essere creativi”.

La digitalizzazione protegge la qualità

Per un’industria alimentare come Saclà, uno degli aspetti principali da presidiare è la qualità, che significa prima di tutto garantire la sicurezza alimentare per tutti i prodotti e la tracciabilità degli ingredienti. Da questo punto di vista, la produzione di Saclà può essere molto complessa, perché presenta una ricchezza di materie prime che sono combinate tra loro: in concreto, si parla di più di 10mila referenze di prodotto finito e oltre 800 differenti materie prime, che arrivano da fornitori diversi.

“Le nostre sono materie prime di natura agricola e, quindi, di natura variabile: per esempio, il basilico per il nostro pesto può essere diverso a seconda della stagione (alcuni anni contiene più acqua, altri meno) oppure, a seconda del fornitore, possiamo ricevere foglie con più o meno gambo”, ha specificato Ercole. Ovviamente è importante avere una buona standardizzazione delle materie prime e, rispetto a questo, l’azienda fa riferimento a dei capitolati, condivisi con l’intera catena di fornitura.

A ogni modo, le linee produttive devono potersi adattare alla variabilità degli ingredienti e per uno stesso prodotto sono presenti anche quattro diversi processi (per esempio, siano essi freschi, semilavorati, surgelati, ecc). Digitalizzare la catena produttiva consente quindi di avere una tracciabilità molto precisa di tutte le materie prime processate (non solo per presidiare la qualità degli ingredienti, ma anche per gestire al meglio gli allergeni e le contaminazioni tra cibi): “L’informatizzazione ci permette di essere più precisi e più performanti, ma standardizzare i processi significa anche dover spesso rinunciare alla nostra vena più artigianale e creativa. La vera sfida è trovare il giusto equilibrio tra queste due nostre esigenze”, ha riflettuto l’AD.

Crescere insieme con il territorio

Nonostante la forte espansione Saclà ha mantenuto un forte legame con il territorio di Asti e la costruzione di un nuovo stabilimento (al momento, complementare a quello già esistente) è un esempio di come l’azienda intenda contribuire alla crescita della comunità locale: “Il nuovo impianto sarà dedicato principalmente alla gestione delle materie prime, consentendoci un controllo più accurato e garantendo una maggiore qualità del prodotto finale”, ha aggiunto Ercole. “La nostra sfida è bilanciare l’efficienza con il rispetto per l’ambiente e il territorio in cui operiamo”.

Inoltre, negli anni Saclà si è impegnata a ridurre il suo impatto ambientale, implementando un sistema di gestione interno che traccia il consumo di acqua e di energia, migliorando la gestione degli scarti e la differenziazione dei rifiuti e cercando soluzioni di packaging più sostenibili. In termini di logistica e trasporti, per contenere l’impatto ambientale l’azienda si impegna, ove possibile, a utilizzare il trasporto ferroviario e marittimo. Infine, in occasione dei suoi 80 anni (nel 2019) è stata lanciata la campagna #ThanksPlanet che ha contribuito a salvaguardare 1 milione di metri quadri di foresta in Amazzonia, mentre nel 2021 ha avviato un’iniziativa di sensibilizzazione contro gli sprechi alimentari profondamente coerente con i suoi valori e la sua identità, essendo nata come industria conserviera.

Chiara Ercole, diversificazione dei prodotti, innovazione, Saclà


Martina Midolo

Classe 1996, Martina Midolo scrive di cultura d’impresa e si occupa di social media. Per FabbricaFuturo conduce il podcast Storie dell’Italia che produce.