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Andare oltre il paradigma 4.0, la digitalizzazione della filiera

Per parlare di quarta rivoluzione industriale è ne­cessario chiarire alcuni punti chiave che ruotano attorno a questa definizione. L’espressione “rivo­luzione industriale”, infatti, coincide con l’introdu­zione di un’innovazione di prodotto o di processo che modifica radicalmente la produttività e quindi l’output a disposizione del consumatore a parità di risorse consumate. In passato lo scenario è stato rivoluzionato dalla macchina a vapore, dall’avven­to del taylorismo, così come anche dall’informati­ca e dall’elettronica. Oggi il ruolo di innovatore è ricoperto dall’automazione industriale.

“Industria 4.0”, come è noto, è un termine coniato per la prima volta in Germania, dove un gruppo di lavoro dedicato – presieduto da Siegfried Dais, Manager di Bosch GmbH, e da Henning Kagermann, membro dell’Executive Bo­ard di Acatech (Accademia tedesca delle Scien­ze e dell’Ingegneria) – presentò al Governo fe­derale una serie di raccomandazioni per la sua implementazione. L’8 aprile 2013, in occasione della Fiera di Hannover, fu diffuso il report finale del gruppo di lavoro: un progetto per lo sviluppo del settore Manifatturiero che avrebbe dovuto riportare l’industria del Paese a un ruolo leader nel mondo. Si è rivelato essere il capostipite di numerose iniziative europee ispirate proprio da questa iniziativa.

Macchine intelligenti per la Smart production

Ciò che definisce la quarta rivoluzione industria­le è il fatto che le macchine e i prodotti acqui­siscono due caratteristiche fino a ora assenti: diventano intelligenti e connesse, ossia sono in grado di comunicare tra loro attraverso connes­sioni di Rete. Se nella terza rivoluzione industria­le le macchine ‘semplicemente’ automatizzava­no il lavoro dell’uomo in maniera ripetitiva, con la quarta iniziano a comportarsi come l’essere umano.

L’uomo elabora attraverso il cervello le informazioni che provengono dai cinque sensi e genera risposte o azioni coerenti; allo stesso modo le macchine 4.0 ricevono input dal mondo esterno attraverso sensori sempre più sofistica­ti ed essendo connessi, in maniera più o meno estesa attraverso Internet, possono inviare tali informazioni a un ‘cervello’ che rappresenta un modello virtuale del sistema, il cosiddetto digi­tal twin. Questo può essere a bordo macchina o dall’altra parte del mondo; può comprendere una sola macchina o macchine di molteplici sta­bilimenti. In ogni caso, i parametri che proven­gono dal campo vengono elaborati, simulando in frazioni di secondo diversi possibili scenari, e generano un output consistente con determinate funzioni obiettivo. L’output viene poi inviato nuo­vamente alle macchine. Esattamente come fa il cervello umano!

Si parla a tal proposito di ‘autonomous robots, macchine autonome, connesse tra loro e con il mondo esterno, in grado di rimpiazzare e di af­fiancare l’uomo nello svolgimento non solo dei compiti ripetitivi, ma anche delle mansioni sem­pre più complesse, grazie alla capacità di prende­re decisioni al mutare delle condizioni al contorno.

Quindi, non ci sono solo mulettisti nei magazzini rimpiazzati da robot che portano in giro pallet o scaffalature, o trasportatori per la distribuzione delle merci sostituiti da droni o da veicoli a guida autonoma: anche gli addetti ai call center o che svolgono attività di assistenza sono destinati a essere sostituiti da Intelligenze Artificiali come Siri, Ok Google o chatbot. È di giugno 2018 la notizia che Ikea ha ‘assunto’ Vera, un robot lan­ciato nel 2017 da una startup russa, in grado di svolgere 1.500 colloqui di lavoro al giorno…

Per continuare a leggere l’articolo, leggi il numero di Novembre-Dicembre 2018 di Sistemi&Impresa.
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