Crescono i ricavi dell’Industria 4.0

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Individuare il giusto percorso per coinvolgere le PMI nella trasformazione digitale, cuore della manifattura italiana. È questa la sfida più importante per l’industria del nostro Paese, indicata da Marco Taisch, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Industria 4.0 e membro del comitato scientifico del progetto Fabbrica Futuro della casa editrice ESTE, durante la presentazione in Assolombarda del report 2018 dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, che ha fatto il punto sui progetti di Industria 4.0 in Italia nel 2017 e ha tracciato un bilancio del grado di maturità digitale delle nostre aziende: “Quest’anno ricorre il numero quattro, perché siamo partiti a fare ricerca sull’Industria 4.0 quattro anni fa, quando in Italia era un paradigma semisconosciuto”.

Oggi, invece, grazie agli incentivi del Piano Calenda, ha ricordato Taisch, il mercato dei progetti di Industria 4.0 ha raggiunto il valore tra i 2,3 e i 2,4 miliardi di euro nel 2017, con una crescita del 30% rispetto all’anno precedente.

Secondo la ricerca, la metà delle imprese che ha implementato progetti di Industria 4.0 ha usufruito degli incentivi (Iper e Superammortamento) previsti dal Piano e una su quattro ha intenzione di farlo a breve.

Per la trasformazione digitale servono competenze manageriali

Un dato importante emerso dall’analisi del Politecnico sono state le ricadute positive di Industria 4.0 che, per esempio, ha provocato una crescita dei ricavi della consulenza, come ha spiegato Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Industria 4.0: “Le PMI sono ormai consapevoli che il digitale rappresenti una priorità competitiva, ma non sempre riescono a sfruttarne appieno tutte le potenzialità. Definire e attuare un programma di trasformazione digitale richiede competenze manageriali e finanziarie che spesso mancano nelle realtà meno strutturate”.

Le risorse finanziarie infatti rappresentano una barriera per il 34% delle PMI, contro appena il 17% delle grandi imprese: “In questo contesto, diventa fondamentale il ruolo di fornitori, università, agenzie per il lavoro e associazioni territoriali, che possono fornire le competenze necessarie e accompagnare le PMI nei primi passi verso la digitalizzazione”.

Il mercato 4.0 in Italia, ripartito per cluster. Fonte: Osservatori del Politecnico di Milano

Ma quali sono le tecnologie più ‘ambite’? Stando allo studio, l’Internet of Things la fa da padrone, con un mercato dal valore di circa 1,4 miliardi di euro. I componenti che connettono le macchine, infatti, sono il primo passo verso la digitalizzazione. I costi contenuti di questa tecnologia e la possibilità di ‘rigenerare’ in questo modo anche macchinari più vecchi sono i motivi per cui l’IoT cresce più delle altre tecnologie. A seguire si posiziona l’Industrial Analytics con 410 milioni di euro e il Cloud manufacturing con 200 milioni di euro.

Secondo l’indagine, condotta su 236 imprese (172 grandi e 64 PMI), ciò che è nettamente migliorato rispetto a qualche anno fa è la consapevolezza delle aziende sul tema: oggi solo il 2,5% non sa cos’è Industria 4.0, due anni fa era 40%.

Il ruolo ancora marginale dell’HR

Se per le PMI la strada da percorrere è in alcuni casi ancora lunga, ciò che accomuna le aziende di tutte le dimensioni è la necessità di avere personale con competenze digitali. Oggi, infatti, “anche l’addetto alla produzione deve sapere cos’è un database”, come ha ricordato Nicola Sartore, CEO di Sariv, tra i casi aziendali invitati da Assolombarda alla presentazione del report.

Nello specifico, sono cinque le competenze emerse dall’analisi necessarie per abilitare la trasformazione 4.0: applicazione Lean manufacturing 4.0; gestione della Supply chain digitale; cyber securitymanutenzione smart e relazione uomo-macchina.

Altro aspetto che accomuna tutto il tessuto industriale italiano è la funzione HR che risulta scarsamente coinvolta in queste iniziative e nello sviluppo delle strategie di Industria 4.0: solo il 12% del campione, infatti, dichiara di coinvolgere attivamente la funzione HR in tutte le fasi del percorso di digitalizzazione, contro un 30% in cui l’HR partecipa in modo limitato e un 40% in cui la funzione HR non è coinvolta o non esiste.

Elisabetta de Luca

Elisabetta de Luca, laureata in Lettere moderne all'Università "Federico II" di Napoli. Ha frequentato la scuola di Giornalismo di Napoli. Giornalista professionista. Collaboratrice e blogger per L’Huffington Post. Ha lavorato per testate cartacee e online, per la Rai e per Sky.

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