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Legge di Stabilità 2019, il bilancio di Impresa 4.0

Bilancio 2019 Impresa 40
Il piano Industria 4.0 (poi aggiornato in Impresa 4.0) ha già mostrato il suo decisivo impatto sull’economia italiana. Se nel 2012 l’Italia era ben lontana dai primi posti delle classifiche per la competitività, oggi siamo nella Top 10 e anche lo stesso World Economic Forum ha riconosciuto il nuovo ruolo del nostro Paese. A tracciare il bilancio del piano lanciato nel 2016 è stato Stefano Firpo, Direttore Generale per la Politica Industriale, la Competitività e le PMI del Ministero dello Sviluppo Economico, intervenuto all’evento Le novità della legge di Bilancio 2019 – Stato dell’arte e prospettive organizzato a Milano da Warrant Group – Gruppo Tecnoinvestimenti. Ad aprire il convegno è stato Pier Andrea Chevallard, che ha ribadito come il ruolo del gruppo sia quello di fungere da “legame tra le misure del governo e le numerose imprese alla ricerca di strumenti per fare innovazione”. Chevallard ha anche annunciato la recente scelta del cambio di nome di Tecnoinvestimenti, prossimamente ribattezzata Tinexta. “È una tappa importante del percorso strategico che stiamo facendo”, ha commentato. A proposito di strumenti destinati alla digitalizzazione delle aziende, Firpo ha chiarito che il Piano Industria 4.0 “non è un piano di incentivazione”, quanto un progetto di “attenzione alla cultura industriale del Paese“. Non è infatti un mistero che si tratta del piano “più dettagliato d’Europa in ambito Manifatturiero” che ha puntato a stimolare gli investimenti più che sul rinnovo dei macchinari, sul “concetto di interconnessione“, perché il modello cui le imprese dovrebbero tendere è quello nel quale al centro ci sono i dati più del prodotto. Questo spiega anche la volontà di aver terminato il Superammortamento – “Una misura temporanea e dunque già destinata a finire sin dalla sua introduzione” – riservata appunto alla sostituzione delle macchine di produzione.

Strumenti usati più dalle medie aziende che non dalle PMI

“Dai dati del Mise risulta che gli strumenti fiscali del Piano sono stati usati in maniera significativa dalla media impresa (85%) e meno dalla PMI (20%) e in media l’investimento si è aggirato intorno ai 2-3 milioni di euro“, ha precisato Firpo. La ragione? Quelli del piano non sono incentivi fiscali di natura automatica e quindi meno semplici per realtà più contenute. Di positivo, tra i risultati emersi dal piano, c’è il fenomeno del reshoring: sono sempre di più le organizzazioni tornate in Italia a produrre. La delusione principale resta tuttavia quella legata alla fine del sostegno alla formazione: la bozza della nuova versione di Impresa 4.0 non prevede più il credito d’imposta per formare le competenze digitali in favore di un voucher per l’assunzione di temporary manager per l’innovazione. “Avevamo puntato molto su questa misura, perché consideravamo l’assenza delle competenze 4.0 un ostacolo alla pianificazione degli investimenti“, ha commentato Firpo. tuttavia, neppure il Mise ha a disposizione dei dati in merito all’utilizzo di questa misura – il tempo limitato di utilizzo impedisce di avere un quadro preciso – e lo stesso rappresentante del Ministero, pur ammettendo “l’uso modesto“, ha detto che “sarebbe stato interessante vedere quali risultati avrebbe ottenuto”. Dal suo osservatorio, composto da oltre 4mila clienti annuali, Warrant Group – Gruppo Tecnoinvestimenti, ha confermato l’utilizzo degli incentivi del Piano e il grande interesse maturato nei confronti del credito di imposta per la Ricerca e Sviluppo (“La misura maggiormente utilizzata anche grazie alla sua natura di essere automatica”, ha chiarito Luca Onnis, Direttore Operativo di Warrant Group – Gruppo Tecnoinvestimenti) e per l’Iperammortamento. In quest’ultimo caso, però, se c’è stato un importante tasso di adesione post normativa, c’è stata una grande difficoltà nell’allineamento agli adempimenti sul fronte documentale e quindi all’attivazione della misura fiscale. “Il piano 4.0 è un incentivo che deve promuovere l’innovazione, ma serve che le aziende abbiano una visione strutturale”, ha rimarcato Onnis. Il cambiamento più importante si gioca proprio sull’utilizzo dei nuovi strumenti digitali che impogono nuovi processi nelle organizzazioni e non soltanto un aggiornamento tecnologico.

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Dario Colombo

Dario Colombo, laureato in Scienze della Comunicazione e Sociologia presso l’Università degli Studi di Milano, è caporedattore della casa editrice Este. Giornalista professionista, ha maturato esperienze lavorative all’ufficio centrale del quotidiano online Lettera43.it dove si è occupato di Economia e Politica, e nell’ufficio stampa del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.